Dieci film di Cosimo Marcellino (bmagazine gennaio 2009)

Rimango ancora oggi colpito dagli esili rumori che si possono cogliere in una sala cinematografica. Sin da bambino, quando mio zio Cosimo accompagnava me e mia sorella Giovanna al cinema, sono stato sempre attratto da quei piccoli inspiegabili rumori che mi proiettavano, pian piano, in una dimensione straordinaria e fantastica. Questo strano mondo mi ha sempre accompagnato nelle varie fasi della vita. Come dimenticare, l’adolescenziale fatica nel coinvolgere il compagno di banco Alessio ad entrare, un sabato pomeriggio, in un vecchio teatro riadattato a cinema, per vedere un giovane Dustin Hoffman, coriaceo maratoneta, inseguito da un vecchio e crudele Laurance Olivier; oppure, le lunghe discussioni, da giovane universitario, con l’amica Enza sull’importanza dello squillo del telefono in “C’era una volta in America”. Ogni sera, ancora oggi, dopo una giornata di lavoro, mi concedo qualche piccolo frammento di film che mi rimette in pace con il mondo circostante.
Trovo rilassante rivedere il principe di Salina che balla, sulle note di un valzer di Verdi, in un enorme salone con la giovane Angelica, o l’adrenalinico inseguimento, fra la Ford Mustang GT  Fastback e la Dodge Charter coupé, nel film Bullitt. Pertanto, pur avendo accettato di elencare solo dieci pellicole da considerare imperdibili, trovo difficile escluderne molte altre. Quali scegliere tra le tante che hanno allietato le mie ore di svago, di gioia, di tristezza? Come fare a prediligerne  alcune e lasciarne da parte altre? Da non perdere, il vecchio Bogart e la bigotta zitella, ne La regina d’Africa; il cupo pessimismo di Wayne, eroe suo malgrado, ne L’uomo che uccise Liberty Valance; il disilluso Lancaster, ne Il Gattopardo; l’attempata Signoret con il giovane fuggiasco, ne L’evaso; l’immenso patriarca Brando, ne Il padrino; il cinico Sordi, ne La più bella serata della mia vita; un gruppo di cinquantenni burloni, in Amici miei; un avvocato alcolizzato vincitore e vinto, ne Il Verdetto; la scoperta di una amicizia mai finita, in Maccheroni; un maggiordomo che, identificandosi totalmente con il proprio ruolo, fallisce nella vita, in Quel che resta del giorno.

La regina d’Africa
di John Huston, USA 1951

L’uomo che uccise Liberty Valance
di John Ford, USA 1962

Il Gattopardo
di  Luchino Visconti, Italia 1963

L’evaso
di Pierre Granire Deferire, Francia 1971

Il padrino
di Francis Ford Coppola, USA 1972

La più bella serata della mia vita
di Ettore Scola, Italia 1972

Amici miei
di Mario Monicelli, Italia 1975

Il verdetto
di Sidney Lumet, USA 1982

Maccheroni
 di Ettore Scola, Italia 1985

Quel che resta del giorno
di James Ivory, GB/USA 1993

Cosimo Marcellino. Nato 46 anni fa a Benevento, dove esercita la professione di avvocato, amante del cinema sin da bambino, ama definirsi gaudente organizzatore di serate culinarie, attento fumatore di sigari, appassionato di auto d’epoca. E’ sposato ed ha un figlio. Schietto nei modi, quando l’interlocutore diventa invadente, ama dire “Abite, rogo, atque oro!”.

(Pubblicato su Bmagazine di gennaio 2009)

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