Dieci libri di Ernesto Razzano (bmagazine febbraio 2009)

L’educazione sentimentale
di Gustave Flaubert

L’assomoir
di Emile Zola   

Cantata dei giorni dispari
di Eduardo De Filippo, Einaudi

La lingua salvata
di Elias Canetti, Adelphi         

La polvere dei sogni
di Andrè Brink, Feltrinelli

La via della libertà
di Howard Fast, Einaudi

Il processo
di Franz Kafka

Il cinquantunesimo stato
di John Katzenbach, Mondadori

Le irregolari
di Massimo Carlotto, Edizioni E/O

Lady lazarus e altre poesie
di Sylvia Plath, Mondadori

La lettura procura dei continui incontri, con luoghi, persone, epoche, sensazioni, ma anche parole sconosciute e sentimenti nascosti. E’ a tutto questo che forse ci si appassiona. Fatte le dovute proporzioni, scegliere un libro da leggere e trovare il tempo per farlo, è uno dei pochi atti veramente liberi che restano. E allora anche la scelta di cosa leggere è importante.

Credo che i dieci libri della vita non siano necessariamente i migliori che si sono letti , quanto quelli letti al momento giusto, e neanche quelli che possano darci delle risposte quanto quelli che possano farci porre le domande giuste. “La lingua salvata” di Elias Canetti diventa un’opportunità di confronto con i processi di formazione della coscienza, anche della propria, “Il processo” di Kafka rende visibile l’impalpabile cappa oppressiva degli stati sugli individui, “L’Assomoir” di Emile Zola, racconta l’urbanizzazione di Parigi e con essa sviluppo industriale e abbrutimento umano, “La via della libertà” di Howard Fast e “Le irregolari” di Massimo Carlotto, sono due pagine di storia lontane tra loro, si va dal primo nero eletto in un’assemblea negli stati uniti a un diario di viaggio nell’Argentina dei “desaparecidos”. “La polvere dei sogni” di Brink è un meraviglioso e duro viaggio in Sudafrica. Decisivo anche l’incontro con la rabbia e la dolcezza di Sylvia Plath.  “Il cinquantunesimo” stato di John Katzenbach è un’intelligente punto di vista sul mondo a stelle e strisce, “L’educazione sentimentale” di Gustave Flaubert è ormai irrinunciabile riferimento, e “La cantata dei giorni dispari” di Eduardo De Filippo, per mia fortuna è stata la prima cosa che abbia mai letto, scoprendo, tra l’altro,  la grandezza dell’ironia, la semplicità e l’immediatezza di un racconto.

C’è un rischio grosso nella lettura però, quello di farla diventare un esercizio di stile, un momento fine a se stesso, troppo privato; al contrario, credo che  raccontare le emozioni, positive o negative, condividere una lettura, possa rafforzare quell’anelito culturale collettivo che va indebolendosi a ritmi vertiginosi, e questo potrebbe essere insieme un argine e un inizio di rigenerazione culturale.

Ma non mi prendete troppo sul serio… ora vi lascio, ho da finire un libro…

Ernesto Razzano. Ho vissuto per molti anni a Firenze, dove mi sono laureato in Scienze politiche/Storia, e per qualche anno a Bologna. Mantengo collaborazioni con riviste di Storia. Da quando sono a Benevento, parallelamente al lavoro ho la possibilità di dedicare molto più tempo ad alcune passioni come quella per la musica, mi occupo della rassegna musicale del Morgana Music Club e collaboro con alcune etichette. Scrivo sulle pagine culturali del Messaggio d’oggi, che ringrazio per la totale libertà che mi concede, ho un programma che si occupa di libri a Radiocittà dal titolo “Scemo chi legge” in onda il martedì e giovedì alle 21. Tifo molto per il Benevento.

(pubblicato su Bmagazine di febbraio 2009)

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