I dieci libri di Mimmo Zerella (bmagazine marzo 2009)

Di noi tre
di Andrea De Carlo, Mondadori 

Equatore
di Miguel Sousa Tavares, Cavallo di ferro

Glamorama
di Bret Easton Ellis, Einaudi

Il Gattopardo
di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Feltrinelli

Il ragazzo che non sapeva amare
di Gregory McDonald, Sonzogno

La sacra rappresentazione
di Laura Mancinelli, Einaudi

Niente di vero tranne gli occhi
di Giorgio Faletti, Baldini Castoldi Dalai

Seta
di Alessandro Baricco, Rizzoli

Siddharta
di Hermann Hesse, Adelphi

Tutti i nomi
di José Saramago, Einaudi

Come si fa a vivere senza leggere? Io, confesso, non so farlo. Così come, confesso di nuovo, mi sento attratto da qualunque pezzo di carta con su scritto qualcosa: dall’elenco telefonico al volume dell’enciclopedia. E’ un peccato lasciare lì, inermi e inerti, tutte quelle parole, quelle storie che altri hanno scritto. I libri ci attirano, ci attraggono, ci ammaliano – novelle sirene – e non ci sono funi o tappi che tengano. A volte ci proviamo a scappar via, a distrarci, a girarci dall’altra parte, addirittura a guardare pacchi e isole in TV. Ma non c’è niente da fare, cediamo al vizio e ammettiamo la nostra vulnerabilità: una volta cominciato, non si smette più.

La bella lettura è “Il Gattopardo”: ti riconcili con la lingua ed il gusto della narrazione pura, dopo l’affondo di “Siddharta”, che ti ha scaraventato al centro della terra per renderti conto (forse) di te stesso. “Il ragazzo che non sapeva amare”: la vertigine di non avere nessuno, né davanti a sé, né dietro, né affianco; lasciare il proprio cuore intatto, avvolgerlo in innocenti hobby e piccoli lussi, a costo della vita, se necessario… Ti riacciuffa al volo “Seta”: una storia, forse d’amore, senza aerei, lavatrici e psicanalisti che, invece, abbondano e traboccano nella Manhattan scintillante, schizzata ed imprevedibile di “Glamorama”. O in quella cupa di “Niente di vero tranne gli occhi”, dove agli occhi tutto appare vero, ma nulla è come sembra… “Di noi tre”: un rapporto più intenso di qualsiasi tentazione di abbandono al cinismo e alla disillusione. Chi l’ha detto che alla maturità corrisponde la perdita della capacità di sorprendersi e di sognare? Certamente non il protagonista di “Equatore”: Lisbona, Africa, Oceano, piantagioni, amore: dolcezza e sensualità dei tropici miste ad intrighi internazionali di primo Novecento. Malinconicamente straordinario. E di giochi di potere leggiamo anche ne “La sacra rappresentazione”. Inizio Settecento, Val di Susa: tra visioni di santi, intrighi di paese e amori clandestini, mentre l’intera cittadinanza si dà da fare per allestire una sacra rappresentazione, la Storia sta per cambiarne i destini. Meno male che c’è José di “Tutti i nomi”: da mite e devoto impiegato dell’anagrafe a ladro e falsario per rintracciare e dare un nome e un volto ad una sconosciuta. Si rischia grosso, certo. Ma ciascuno di noi conosce il nome che ci hanno dato, non il nome che abbiamo. E il gioco ricomincia…   

Mimmo Zerella

Domenico (Mimmo) Zerella. 43 anni, laurea in Lettere, dottorato di ricerca in Geografia del turismo, insegna nei licei. Giornalista pubblicista, ha lavorato alla CIT Compagnia italiana turismo, ed è stato consulente dell’Università del Sannio e del Dipartimento del Turismo della Presidenza del Consiglio. Ha all’attivo diverse pubblicazioni sull’identità culturale e sulle politiche di gestione delle destinazioni turistiche. Diplomato al Laboratorio teatrale “Maloeis”, è stato fondatore e presidente della Coop. Solot Compagnia Stabile di Benevento. Ha conseguito un master in Management culturale ed è attualmente vicecapodelegazione di Benevento del FAI Fondo Ambiente Italiano.

(pubblicato su Bmagazine di marzo 2009)

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