Era mio padre

Era mio padre

Era di poche parole con noi figli, ma con tutti gli altri, che lo chiamavano don Nicola, era pronto alla conversazione, spesso ironica, ma sempre generosa di ottimismo.

Saldo riferimento di una vita per mia madre, la sua Antonietta, era presente, con i fatti, nella vita di noi figli, Pasquale, Dario, Massimo, come lui mi chiamava, e Maria.

Era libraio, ma la sua umanità gli veniva dalle sue radici pietrelcinesi.

Quando sorge il sole, sorge per tutti… questo affermava, quando gli animi si facevano coinvolgere da quell’insano spirito d’invidia che stritola il mondo.

Le campagne di Pietrelcina, suo paese natale, gli avevano trasferito la solarità e la passione per il riconciliante mondo vegetale. Lì, fino all’ultimo, nel suo “Campo di bocce”, ha accudito olmi per il mondo, fave per il corpo e violette per lamente.

Non a caso, era uno di quei rari uomini a cui era possibile regalare rose rosse.

Non si faceva bastare, come obiettivi di vita, il benessere della propria famiglia e il successo della propria libreria.

Pietrelcina, il paese di Padre Pio, gli aveva trasferito, grazie all’opportunità di un rapporto privilegiato con la comunità conventuale dei frati cappuccini, la cultura associativa.

Negli anni sessanta, sperimenta un consorzio in cui coinvolge i librai di Benevento. 

Negli anni settanta, con alcuni amici, valenti esponenti del mondo scolastico che si riunivano, ritualmente ogni sera, in libreria, fonda una casa editrice che diffonderà le proprie pubblicazioni più in Italia che a Benevento. Nel Sannio, questa era l’unica espressione editoriale che, collegata al circuito nazionale degli editori, consentiva ai propri testi di essere inseriti nei repertori nazionali dei libri editi in Italia.

Non a caso, fino all’ultimo, è sempre stato il presidente provinciale dei librai.

Negli anni ottanta, cogliendo la solitudine che attanaglia la fase finale della vita umana, tenta di coinvolgere gli amici nella realizzazione di un parco residenziale per anziani dove, poi, trascorrere quegli anni, invisibili alla società, in compagnia e senza essere di peso ad alcuno.

Poi, alcuni compagni, di questi percorsi in comune, per l’età, vengono a mancare e, con questi, sfumano le motivazioni per insistere.

Ma la forza e la determinazione del suo coraggio lo hanno accompagnato fino alla fine.

Poco prima di lasciarci, rivolgendosi al medico, che lo aveva affettuosamente seguito per otto mesi, come un padre, lo rassicura raccogliendo le forze residue per esprimere un sorriso radioso e per dire le sue ultime parole… dottò, tutto a posto!

Ma, soprattutto, era mio padre.

Massimo Alessio Masone

Benevento, 12 febbraio 2009

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