Imagine

Cara amici, l’intervento di ieri, a conclusione del seminario “Benevento 2020”, pur nella inadeguatezza dei tempi e dell’orario, poneva essenzialmente una questione:
l’inversione delle priorità delle policy a favore delle risorse immateriali e, segnatamente, in attuazione di scelte di valorizzazione del patrimonio umano, secondo una particolare declinazione degli ecosistemi di rete che definisco urban networking [oggetto da anni dei miei interessi personali e professionali].

Per dire che articolare nuove politiche significa predisporre nuovi strumenti.

Era, per certi aspetti, il controcanto all’impostazione – assai condivisibile ed acuta – illustrata dal prof. Portas, molto pragmatica ed operativa. Come a dire che se quella dell’urbanista Portas è la migliore declinazione possibile di un’impostazione di politica territoriale adeguata alla scarsità di risorse private da mobilitare in questo frangente di crisi mondiale, la mia induce una riflessione oltre la crisi ed a prescindere dalla crisi. Avremo modo di riparlarne.

 Intanto allego il documento di riferimento, alla base della mia brevissima comunicazione in sessione. Nel suo specifico intento è centrato sulle politiche culturali lato sensu, ma da diversi anni è sviluppata un’applicazione di quelle che definisco politiche di welfare to knowledge: politiche di coesione sociale che valorizzano il fattore intangibile delle relazioni gratuite, non sostituendole sic et simpliciter ai doveri pubblici ma innovando le forme di integrazione pubblico-privato, come peraltro meglio di me descritto da anni dal prof. Fabio Folgheraiter.

Fondamentalmente, il modo in cui si guarda alle singole applicazioni tende a porre al centro sempre l’obiettivo di allargare l’area di quanti possono condividere la sedimentazione di conoscenza, attraverso strumenti in grado di aggregare competenze anche latenti, e restituire ipotesi strutturate su argomenti topici. Intesi quali distinti ecosistemi di conoscenza, tracciati come altrettante espressioni di intelligenza rizomatica.

Vi accorgerete che l’introduzione nasce da una suggestione che spesso ripete il mio amico Nicola Sguera, citando “Imagine” di John Lennon. E da una riflessione che coglieva il cambiamento di passo introdotto da Barack Obama quando il neopresidente USA era conosciuto a pochi [11 febbraio 2007, la data dell’intervento, maturato ovviamente ben prima, insieme a Leo Reitano]. Riprendendo un passaggio della lectio magistralis offerta, proprio a Benevento, da Sergio Marchionne a proposito della degerarchizzazione degli assetti organizzativi FIAT, in favore del dinamismo interno ai processi di conoscenza [inserzione del 23 marzo 2007, per l’apertura dell’anno accademico 06-07 dell’Università del Sannio]: quanto definisco weltansharing [ove sharing, il processo di condivisione, designa il tema chiave delle nuove organizzazioni di rete]. 

L’approccio suggerito punta proprio a questo, e sarebbe curioso osservare come tale impostazione cambi il piano di lettura dei sistemi territoriali. Magari coinvolgendo più sistemi urbani sul medesimo tema, per verificare l’incremento o il decremento dei differenziali competitivi nel tempo [sono pronto a scommettere qualunque cifra sulla prima ipotesi].

Giuseppe Nenna

Benevento, 30 aprile 2009

 

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