I dieci film di Paola Caruso (bmagazine maggio ’09)

Paola Caruso ed il significa nascosto nei film

“Devo molto però ad un signore di Mumbay, tale Salman Khan, che, a sua insaputa e del tutto casualmente, mi ha fatto ritrovare il senso del colore, cioè il gusto dell’emozione”

Non dimentico il Neorealismo italiano, amo Pasolini, Antonioni, Bergman, Buñuel. Sono stata sedicenne con “La febbre del sabato sera”. Mi piace l’ironia di Gene Wilder, il fascino di Marcello Mastroianni. Ho apprezzato i recentissimi “Fortapàsc” di Marco Risi e “Un altro pianeta” di Stefano Tummolini. I film che ho scelto però significano anche qualcos’altro: legami con la vita. Come scegliere i film indiani? Quasi inutile il regista, in India quello che conta è l’attore. Ho avuto difficoltà a scegliere e, di certo, mia nipote Alessandra, cui debbo la scoperta di Swades e di tanti ancora, avrebbe inserito più film di Shahrukh. Devo molto però ad un signore di Mumbay, tale Salman Khan, che, a sua insaputa e del tutto casualmente, mi ha fatto ritrovare il senso del colore, cioè il gusto dell’emozione. Quando mi giunse tra le mani la videocassetta del primo film in elenco, era il 1998. Fu una specie di folgorazione: la storia era teneramente ingenua, al centro c’erano sentimenti profondi, come il desiderio di felicità, il diritto a scegliere il proprio futuro, poi la bellezza dei protagonisti, le ambientazioni esotiche, i colori e le musiche. “Tere Naam” l’ho visto almeno dieci volte (eppure, come tutti i film di Bollywood, dura tre ore), da sola o con amici, parenti ed alunni. Da un inizio entusiasmante e divertente, passa per tutti i generi possibili, finendo in tragedia, un drammone dove si piange a dirotto. Il terzo è una commedia brillante con splendide musiche e coreografie. Anche il grande Shahrukh Khan mi ha regalato bei momenti e questo suo “Swades” è patriottico ed epico, intenso. La cosa più difficile del mondo è poi far ridere e trovo che l’ineguagliabile Totò, l’ineffabile Peter Sellers ed il geniale Massimo Troisi siano dei benemeriti dell’umanità. Gli ultimi tre film ricreano fiabe, nel remoto passato o nel lontano futuro, ma nelle quali trovare gli accadimenti del nostro presente. Cambiare la prospettiva dal quale vederlo, può addirittura aiutare a comprenderlo.

Chi ama non ha paura (Pyaar Kiya To Darna Kya)
di Sohail Khan (con Salman Khan), 1998 India

 Il tuo nome (Tere Naam)
di Satish Kaushik (con Salman Khan), 2003 India

Quale cuore amerà (Har Dil Jo Pyar Karega)
di Raj Kanwar (con Salman Khan), 2000 India 

Noi, la gente (Swades: We, the People)
di Ashutosh Gowariker (con Shahrukh Khan), 2004 India 

Totò, Peppino e… la malafemmina
di Camillo Mastrocinque, 1956 Italia

Uno sparo nel buio (A shot in the dark)
di Blake Edwards, 1964 Gran Bretagna

Ricomincio da tre
di Massimo Troisi, 1981 Italia

Metropolis
di Fritz Lang, 1927 Germania

La fortezza nascosta (Kakushi-toride no san-akunin)
di Akira Kurosawa, 1958 Giappone

Fahrenheit 451
di François Truffaut, 1966 Francia

PAOLA CARUSO
Sposata con Paolo. Insegna Latino e Greco al Liceo Giannone di Benevento. Giornalista e scrittrice. Dal 2006, coordinatrice della rivista Samnium, ne diventa, nel 2009, vicedirettrice. Ha interessi molteplici, archeologia, cinema indiano, musica, letteratura. Si diletta di cucina con incursioni etniche. A sinistra della sinistra, quando c’era, non si identifica con nessuna forza politica in campo. Frase preferita, “Tantum religio potuit suadere malorum” del grande Lucrezio.

(pubblicato su Bmagazine di maggio 2009)

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