Il satiro

di Nicola Sguera

“Il satiro è una figura mitica maschile, compagna di Pan e Dioniso, che abita boschi e montagne. È personificazione della fertilità e della forza vitale della natura, connessa con il culto dionisiaco.
I satiri sono generalmente raffigurati come esseri umani barbuti con caratteristiche animali […] Vengono rappresentati come esseri lascivi, spesso dediti al vino, a danzare con le ninfe ed a suonare il flauto.
Talvolta hanno un vistoso fallo in erezione” (Wikipedia).

Davvero il suo nome era un presagio. Non è mai cambiato. È sempre rimasto uomo delle selve, essere irrimediabilmente silvano, malgrado lo sforzo sovrumano, malgrado i gessati, gli abiti attillati… Il suo fallo ha continuato a reclamare vergini per soddisfare appetiti vigorosi.
O è il padre/padrone dell’orda primordiale, che reclama per sé tutte le donne del gruppo? E, se così fosse, sarebbe giusto, ucciderlo per poi tabuizzarne l’uccisione e risarcirlo simbolicamente con l’erezione di un totem? E quale totem potrebbe mai simboleggiarlo? La farfalla che, dicitur, hanno avuto tutte le fanciulle “marchiate” dal suo membro insaziabile?
Sarà, mi chiedo, per invidia che parlo? Sono io quel figlio che desidera ucciderlo per poter, finalmente, avere accesso a tutte le donne?
In ogni caso, dall’interesse con cui seguo le vicende di queste settimane, mi rendo conto che ci sono costanti mitiche che strutturano gli accadimenti.
In chiave sociologica potrei dire che chi di soap opera ferisce di soap opera perisce. E poiché l’uomo delle selve è autobiografia della nazione è giusto che questa nazione, che ha espresso nella sua storia solo minoranze virtuose (di cui, con poca modestia, mi sento erede e parte), si dissolva in una tragicommedia piena di “relazioni pericolose” e “piccanti”, dell’ira di moglie cornute, di draghi, servi sciocchi…
La realtà è molto più appassionante del sogno. Quale grande artista avrebbe potuto immaginare una distopia così assurda? Quando l’incubo sarà finito molti si chiederanno attoniti: ma come fu possibile? È accaduto altre volte… Nel 1943, ad esempio. Allora, come ora, pochi pagheranno la loro connivenza. Quasi tutti scopriranno di aver sempre condannato la selvatichezza e la corruzione dell’anima. Qualche corpo finirà per essere esposto come capro espiatorio…
Il capro, il satiro, il silvanus…
Infine, è giusto che il satiro sia annichilito dalla satira.

Nicola Sguera – Benevento, 31 maggio 2009

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