La clandestinità della parola

Emily Dickinson è una creatura delicata, ma non disarmata, né innocua.

Per ferire sceglie la clandestinità, la clandestinità della parola poetica, che vive in mezzo alla folla di parole banali con la sua estraneità tagliente e salvifica.

Con la parola poetica si può compiere il delitto perfetto: uccidere la paura, e con essa la morte, perchè la morte non è che la paura della morte.

(a cura di A. Quattrone)

 

“Se le mie pene future  in una volta

venissero  ad affliggermi quest’oggi,

sono così felice che – son certa –

si allontanerebbero ridendo.

 

Se le mie gioie future in una volta

venissero ad invadermi quest’oggi,

non potrebbero esser così grandi

come questa che mi possiede adesso”.


(Emily Dickinson)

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