8 risposte a ““Riflessi. Città nella città”, foto di Pasquale Palmieri

  1. Sono foto bellissime. Chissà se è reale il riflesso, più della realtà stessa 😉

  2. ciao Pasquale,
    anche se non ci cnosciamo volevo farti i complimenti per le foto. Mi piacciono molto.
    ciao
    linda

  3. Grazie davvero! Benevento è una città che non conosce sé stessa. Chissà che come Narciso, riflettendosi in questi specchi incerti, non si innamori un pò di più della propria immagine…. 🙂

  4. ….le tue foto sono riflessi di uno spirito che ammira una Benevento sconosciuta…….ci stupisci ogni volta, bravo Pasquale.
    Stefania

  5. …. le tue foto … “le nostre emozioni riflesse nelle tue immagini”… Bellissime … ” come sempre” 🙂 Giusy DL

  6. Queste icone narrano di pozzanghere larghe come approdi dei faticosi modi del viaggio che la vita conserva gelosamente: c’è qualcosa del lindore settecentesco, come d’una quadreria napoletana impreziosita di cieli già melanconici già prima del tempo celere d’una lacerata modernità. Spunta una cattedrale dalla tessitura asciutta seppur narrativa, frugale ma con la grazia di chi conosce i rovelli della forma, e ad essa fa contraltare una scala quasi patafisica: veleggia sulle acque adducendo al sé sentori d’antica mistica; la scala che certifica una distanza tra alto e basso, segmento tecnologico che sollecita al ricongiungimento o alla scoperta, funzionale o pragmatico instrumentum del fare, contrapposto alla pavida contemplazione di ciò che semplicemente accade.
    Dall’oscurità magmatica dei materiali d’un cantiere – ove l’occhio di un Tarkovskij sembra essersi posato con acuta dolenzia – si staglia una pozza di luce che riflette le tracce dell’homo fabbriciere: deposto come piccolo dono ai silenzi dell’oscuro, un frammento d’architettura s’erge contro il cielo, che sta per aprirsi, al pari d’una risonanza regale della creatività umana offerta al divino. Lo scheletro della quietata fabbrica fa intravedere il resto della città che va a stingersi nella quotidianità; così un luogo non siderale della memoria scopre la propria finitezza ed il suo fluire fragile nel gran sommovimento della storia.

    p.s. Non conoscendo personalmente Pasquale Palmieri credo che egli sia a tre o quattro passi dalla memoria ritrovata.

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