Dallo Zen ad Art’Empori, dall’universale al soggettivo

Dallo Zen ad Art’Empori, dall’universale al soggettivo
di Alessio Masone

Le affinità tra le due discipline:

– i tre originari ispiratori di Art’Empori sono accomunati dalla passione per lo Zen e, quindi, in varie modalità, sono per la rimozione di quei processi culturali (condizionamenti) che, ormai consolidatisi, impediscono la verità e l’emancipazione della persona;

– in relazione all’emozione, lo Zen vuole che questa sia rimossa per fare spazio all’essere (una sorta di “emozione primaria”, prima di essere etichettata emozione/verità che definiremo “emozione secondaria”);

– in relazione all’emozione, Art’Empori vuole che questa sia frutto di un’esperienzialità in prima persona e che quindi non sia fruizione passiva (attaccamento) di una verità/emozione prodotta da altri;

– in entrambi (zen e art’empori), quindi, la verità è nel percorso, è in divenire, è soggettiva, è dal basso.

Le differenze tra le due discipline:

– lo Zen è un sentire ormai universale che, fra le scuole buddiste, è quella più acquisita alla cultura occidentale;

– Art’Empori è, nel nostro angolo di mondo, una soggettivazione, di quel sentire universale, capace di adattarlo al caso specifico e alle problematiche attuali;

– le verità dello Zen vengono spesso citate con il rischio di consolidare “emozioni secondarie” (attaccamento) che lo stesso Zen vuole combattere (“se incontri il Buddha, uccidilo”) perché impediscono l’essere, lo zazen; 

– le verità di Art’Empori sono in divenire, sono l’individuo che, cercandole e sognandole, agisce, trasformandosi e trasformando (emozioni primarie);

– spesso gli individui, usando i precetti Zen, senza applicarli alle esigenze specifiche, restano vittime di omologazione, di emozioni/verità che impediscono l’azione;

– Art’Empori propone di utilizzare (come verità) le sole emozioni utili alla risoluzione dell’ingiustizia; solo soggettivando il mondo, con cui ci relazioniamo, possiamo modificarlo, renderlo capace di soluzione;

– i precetti Zen sono formulati per un pubblico generico, prevalentemente, in modo decontestualizzato, asettico e unilaterale;

– Art’Empori tende ad agevolare una comunicazione personalizzata e contestualizzata (il libro soggettivo) in cui ognuno è autore nei confronti dell’altro (capacità maieutica della reciprocità). 

In questo senso, Art’Empori dovrebbe essere un agevolatore dei percorsi soggettivi, personali e indipendenti, che confluiscono, indirettamente, in una verità oggettiva, come quella cristallizzata nei precetti Zen.

Nel XXI secolo, in modo parallelo e spontaneo, innummerevoli movimenti dal basso (come Art’Empori) si dirigono, indipendentemente l’uno dall’altro (approccio soggettivo), verso la stessa direzione (risultato oggettivo). Se questi movimenti avessero voluto concordare, all’origine del percorso, una direzione unica e oggettiva per tutti, non sarebbero stati spinti dal basso e avrebbero intrapreso un’altra strada, quella omologante.

La verità si nutre di differenze, l’armonia è la sintesi delle diversità, l’amore è maieutica reciproca.

A questo punto, possiamo affermare che quell’allineamento fra emozione e intelletto avviene naturalmente se l’emozione è “primaria” (emozione dell’azione/percorso) e non “secondaria” (emozione del risultato).

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