Sulla manipolazione delle masse denunciata in “HIM” di Fanny & Alexander e su quella dell’establishment artistico

Digressione sull’inspiegabile successo degli assemblaggi di Cattelan

Bergman qui non c’entra. Fanny & Alexander è il nome di una compagnia teatrale di Ravenna e HIM è il loro spettacolo costituito da un solo attore in carne ed ossa, Marco Cavalcoli, mentre gli altri sono gli attori di “The Wizard of Oz”, il film di Victor Fleming, del 1939, a noi ben noto come “Il mago di Oz”. Questa combinazione esclusiva mette in scena un attore che, inginocchiato, recita a perdifiato tutte le battute del film proiettato alle sue spalle (in lingua originale), oltre che ad imitare gli effetti sonori. Un’impresa considerevole, vista la durata del film e l’incessante avvicendarsi degli attori. Una domanda che dopo gli fu posta dal pubblico riguardava proprio la durata di questo processo di memorizzazione. Ma  Cavalcoli non ricordava più quante volte dovette vedere e rivedere quel film, dire e ridire quelle stesse battute all’unisono con gli attori del film, imitare gli effetti sonori, sovrapporsi,  insomma, quasi meccanicamente a tutto il sonoro del film.

Bisogna riconoscerlo: non tutti ci riuscirebbero e forse non tutti hanno trovato un senso a un tale sforzo. La ragione di questo suo impegno risiede proprio nel voler denunciare la manipolazione del potere racchiuso in quel losco figuro che, sebbene in ginocchio e quindi in una posizione apparentemente innocua, gestisce tutti e tutto con la stessa gestualità di un direttore d’orchestra.

A spettacolo finito, qualcuno si chiedeva: “ora che ha finito di ripetere il film, ci farà allora uno spettacolo su Hitler?”. Non nascondo, anche per ciò che mi riguarda, una certa curiosità di sentire parlare Marco Cavalcoli, una volta sbarazzato di quella posa autoritaria e voce falsata e indissociata dal film. Si era, infatti, creata una sorta d’aspettativa nel sentirlo parlare o recitare con la sua propria voce. È in questo aspetto che l’attore sembra esser caduto nella tirannia stessa del suo personaggio. Cavalcoli ci ha poi svelato quanto effettivamente fosse dipendente dal film, non potendosi permettere neanche un secondo di respiro fuori tempo e di quanto fosse necessaria la sicurezza di adoperare un auricolare. È come un gioco di potere nel potere che non risparmia nessuno. Neanche Dorothy, sebbene riesca a liberare dalla dittatura delle due streghe e del mago di Oz le popolazioni di quei regni immaginari, sfugge alla manipolazione di questo Hitler che dirige ogni sua azione fino all’ultimo sospiro.

Grazie a questo spettacolo si può anche constatare l’effetto di una magia. Non mi riferisco alla magia del mago di Oz, né a quella del doppiaggio integrale del film ad opera di una sola persona. Mi riferisco, invece, a quella di conseguire uno spettacolo ben riuscito, traendo mirabilmente spunto da spazzatura, quale a mio avviso l’Hitler di Cattelan, a cui rimanda l’attore. Mi spiace irritare col mio giudizio sprezzante eventuali ammiratori di Cattelan, così come a Cattelan non sarà dispiaciuto uccidere animali, ferire la sensibilità degli animalisti e deludere con i suoi obbrobri eventuali appassionati d’Arte, che si sono visti presentare alla scorsa Biennale di Venezia una carneficina di 2000 piccioni imbalsamati.

Se passo da “La massa come ornamento” (titolo del saggio di Siegfried Kracauer sulla manipolazione nazista) a quest’altro tipo di carneficina di massa a scopo ornamententale è per denunciare quest’altro tipo di potere manipolativo  che dà fama a fabbricatori di sciocchezze e fame ai veri artisti.

L’establishment artistico esalta così tra gli “artisti” contemporanei chi si diverte ad uccidere animali. Nel 2011 è toccato a 2000 piccioni, ma non sono le sole vittime ad esser state prese di mira da Cattelan. In precedenza è toccato a cavalli, asini, topi, ecc. Chissà dunque quali e quanti altri animali farà sacrificare per il prossimo macabro show. O forse vi saranno proprio cadaveri umani in decomposizione?

In fondo, se vogliono gareggiare nel mettere in scena la performance più insignificante, ripugnante o quant’altro, che facciano pure, ma almeno che risparmino per i loro giochetti infantili le vite di esseri viventi!

Questi inspiegabili successi “artistici” di ammassi di cadaveri sono sintomo di una profonda retrocessione che sembra non risparmiare nessun campo della sfera culturale e pone interrogativi preoccupanti sull’indegna manipolazione senza scrupoli del gusto artistico. L’establishment artistico, nell’affermare come “capolavori” tale spazzatura, taglia fuori ingiustamente i veri artisti da questo “mercato” diventato, così, sempre più bendato. Speriamo soltanto che non finisca in un vicolo cieco.

Insomma, a screditare la reputazione morale degli italiani, specialmente all’estero, fino a pochi mesi fa, ci ha pensato qualcun altro; ad affossare quella dell’arte italiana ci ha pensato Cattelan, grazie ai suoi burattinai.

wordpress visitorsStefania Iannella
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7 risposte a “Sulla manipolazione delle masse denunciata in “HIM” di Fanny & Alexander e su quella dell’establishment artistico

  1. Avevo visto anch’io i piccioni morti alla Biennale del 2011 e avevo pensato anch’io che questa non fosse arte ma pura crudelta’!!! Una vera vergogna!!! Mi ero fermata e li guardavo, piangendo per quei poveri corpicini, vittime della perversione di un mostro senza cuore che si presenta come ‘artista’… Come e’ possibile che uno possa uccidere esseri viventi innocenti e innocui per creare ‘arte’?! Che significato ha tale ‘arte’?? Vale forse piu’ della vita (per ‘giustificare’ il sacrificio di 2000 uccelli che non hanno mai fatto male a nessuno)..?!! La vera ARTE e’ vedere le creature di Dio vive e allegre nella natura e apprezzare la loro bellezza e valore! Distruggere vite non e’ ARTE…!! Questa e’ CATTIVERIA!! La vera arte non puo’ essere distruttiva… Sono d’accordo con tutto quello che e’ scritto nell’articolo! Tanti complimenti all’autore!!

  2. Grazie mille, Irene.
    Peccato soltanto che non lo capisca chi ci specula sopra, a discapito dei veri artisti…

  3. Il commento di Irene fa i complimenti all’autore dell’articolo e non a Stefania.
    Io avevo capito che Stefania Iannella fosse l’autrice dell’articolo.
    Stefania ci chiarisci chi è l’autore?
    Se è tuo, complimenti, ma soprattutto firmalo.
    alessio masone

  4. Io farei imbalsamare lui e tutta la sua famiglia!!! E poi li venderei ai suoi galleristi!!!

  5. Mi spiace tanto, ma queste cose non si possono neanche dire. Sono specie “protetta”!

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