Contro la mercificazione delle donne nei mass media italiani: l’esempio svedese

di Stefania Iannella

In questa giornata dedicata alla donna, nell’osservare il successo della trovata consumistica delle mimose, mi sorge spontaneo chiedermi il motivo di un tale festeggiamento. La donna ha quindi raggiunto davvero l’emancipazione ottimale? I mass media italiani dimostrerebbero l’esatto contrario… Veline; sex symbol; donne oggetto su cui si basa l’audience di un programma televisivo; manichini tutta apparenza e niente cervello: sono queste le donne italiane? O è ciò che vogliono farci credere i mass media?


Queste domande le aveva già poste Luigi Tenco nella sua significativa canzone “Giornali femminili”, qualche decennio fa. Ma i tempi sono peggiorati. Ora, con la chirurgia estetica, si creano vere Barbie gonfiabili che solo incidenti d’auto o d’aereo possono far scoppiare. E le Barbie rimodellate dal chirurgo, si sa, creano più audience delle naturali.
Ma forse si è talmente assuefatti a tutto ciò che non ci si fa neanche più caso. Perciò vorrei usare come termini di paragone due nazioni straniere in cui ho trascorso sei anni (tre in ognuna): la Francia, ma soprattutto la Svezia.

A Parigi c’erano pubblicità ovunque (dai poster giganteschi affissi nelle stazioni della metropolitana alle cartoline pubblicitarie in omaggio nei bar) in cui si vedevano donne fini, eleganti, “femminili” appunto (non è forse un caso che “donna” in francese si dica “femme”). Lì si gioca quindi principalmente sul concetto del fascino femminile e della seduzione raffinata, mai volgare, consistente anche soltanto in uno sguardo bien maquillé.

Per la Svezia, dove non mi è sembrato constatare in modo massiccio il peso del consumismo (lì neanche le campagne pubblicitarie sono invadenti), devo far quindi riferimento alla televisione. Niente di più sobrio. Niente di più naturale. La bellezza delle donne svedesi è meravigliosamente mostrata dai loro volti, anziché corpi. Lo stile di abbigliamento punta sul confort personale invece del look che sollecita il voyeurismo e il piacere altrui: scarpe basse, invece di scarpe-trampoli di mezzo metro; abiti semplici, invece di guaine “mozzafiato”.
Potete dare voi stessi uno sguardo alla televisione svedese:
http://svt.se/
Ecco la lista di tutti i programmi (anche se non tutti sono accessibili da qui): http://svtplay.se/alfabetisk
Altro che tatuaggi inguinali in vetrina al Festival di San Remo! Neanche a farlo apposta, proprio questo festival è stato la causa scatenante del suicidio di Luigi Tenco (ma non voglio qui aprire una discussione sul suicidio, o sul presunto assassinio, del giovane Tenco).

Un’altra differenza sostanziale sta nel fatto che quando qualche bella ragazza va in giro indossando vestiti corti, mentre in Svezia non viene mai bersagliata da sguardi indiscreti, qui si ritrova sempre col fiato sul collo qualche guardone forgiato, appunto, dai mass media italiani che sventolano come inno “Forza Gnocca”.
Quando una mia amica svedese, in vacanza a Roma, in mia compagnia ha ricevuto un sms dal solito playboy di turno contenente solamente quella parola e me ne ha chiesto il significato, mi è toccato abbassare lo sguardo e spiegarle la situazione – non senza umiliazione per quell’Italia che fino a qualche attimo prima le stavo mostrando in tutta la sua passata bellezza monumentale.

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