Egalia

Recensione di Stefania Iannella

Dal tecnico delle luci alla regista, questa compagnia teatrale è interamente costituita da donne. I ruoli si sono completamente ribaltati e, non a caso, l’unico ragazzo coinvolto compare, non in scena, ma soltanto nello spot pubblicitario dello spettacolo. È la sua “bella presenza” (come si legge in continuazione tra i prerequisiti di molti annunci lavorativi italiani), ora, a dover essere usata a scopi pubblicitari. È lui, ora, a dover attrarre l’attenzione con atteggiamenti ammiccanti e provocanti, non più la velina di turno.

EGALIA – Teater Konfront from Lillemor Film on Vimeo.


Egalia è liberamente ispirato da “Egalias døtre”, (“Le figlie di Egalia”), 1977, della scrittrice norvegese Gerd Brantenberg, che, tra l’altro, è stata organizzatrice di un centro di accoglienza per donne vittime di violenza, e co-fondatrice, nel 1978, del “Tverrlitterært Kvinneforum”, un forum per incoraggiare le donne a scrivere e a pubblicare, a cui si dedicò fino alla chiusura nel 1991.

Presso il Teatro Tribunalen (Horngatan 92, Stoccolma), andrà in scena fino all’11 agosto questa rappresentazione teatrale in cui la satira del patriarcato, a differenza del libro, non è interpretata da personaggi identificabili singolarmente, ma, come spiega la regista Maja Björkquist in un’intervista, la necessità è quella di rappresentare un problema strutturale ad ampia scala, non di entrare nello specifico in casi individuali.
Ecco perché ogni personaggio è, a rotazione, o donna o uomo, ovvero, mentre “la donna semplicemente è”, per interpretare l’uomo l’attrice deve accessoriarsi di pelliccia e del corrispettivo maschile del reggiseno nella sua parte bassa. Questo imbellettarsi da uomo rappresenta il rovesciamento dell’inutile esigenza attuale della donna di ingioiellarsi, impellicciarsi, e via dicendo, contrariamente alla semplicità maschile.

Questo rovesciamento dei ruoli vede la donna citare i più illustri nomi della letteratura, dell’arte e delle scienze mondali al femminile (da Alberta Einstein a Leonarda da Vinci, tanto per citarne due). E quanti ce ne sarebbero potute realmente essere di donne note di tale spessore se il successo non fosse sempre stato appannaggio maschile!

In Egalia è invece l’uomo a mostrare la sua ammirazione verso tutte le donne, energiche e insuperabili, provando anche invidia di tutti i privilegi femminili che gli uomini non hanno (lavoro, soldi, club per donne, ecc). Al contempo le donne si preoccupano per lui, trattandolo da ingenuotto e da facile vittima di violenze sessuali.

Foto: Anna Frykberg Andersson

Foto: Anna Frykberg Andersson

Gli uomini subiscono inizialmente di buon grado la dominazione femminile, il loro essere ridotti e utilizzati come oggetti sessuali secondari in tutto e per tutto alle donne.

La foto qui accanto ritrae la scena in cui, mentre gli uomini sono costretti a giocherellare con le palle per la ginnastica ritmica e a ballare sorridendo, fino allo sfinimento, la donna è intenta a filosofare liberamente sulla metafisica, citando il testo di Heidegger “Identità e differenza”.

Ma sia l’adulazione che la soppressione hanno un limite. C’è chi infine non ne può più di essere ridotto praticamente in stato di schiavitù e scarica il compito oneroso di essere uomo a una donna, strappandosi di dosso gli accessori maschili e gridando dalla disperazione: “Ora tu puoi fare l’uomo!” C’è chi, invece, si ribella a questa subordinazione rivendicando il proprio diritto di uguaglianza e di indipendenza. Egalia ci lancia questo messaggio di lotta per la parità con la consapevolezza che, anche se sono già stati fatti molti passi avanti: “la strada da fare è ancora lunga”.

In Svezia un tale spettacolo di sole femministe arrabbiate (di questo genere ce ne sono a non finire, fino alla nausea, ma intanto le carrozzine le portano a spasso molto spesso i papà)  mi sembrerebbe l’ENNESIMA superflua, esagerata, vista e rivista lagna femminista, ma in Italia potrebbe apparire tuttavia originale.

Lo spettacolo è stato recensito anche da un giornale gay, QX. Gerd Brantenberg stessa è stata membra della prima associazione norvegese per omosessuali “Forbundet av 1948”, (seguita dall’Associazione nazionale norvegese per i diritti delle lesbiche e dei gay) e membra attiva del movimento lesbico ”Lesbisk bevegelse” a Oslo e a Copenhagen. A questo proposito, sempre restando in tema di discriminazioni sessuali, apro una parentesi. Ieri, 31 luglio, è iniziato a Stoccolma un festival gay, Stockholm Pride Festival, che terminerà il 4 agosto. Non si tratta soltanto di una sfilata gay, ma di un vero e proprio festival con un programma stracolmo di eventi, alcuni dei quali coinvolgono anche bambini al di sotto dei 13 anni, “Pride Kids“, ragazzini, “Pride Ung”, ed anziani, “Pride Gold“. Inoltre questo festival è sponsorizzato da grandi nomi dell’economia nazionale svedese.
In confronto, mi dispiace constatare la sofferta situazione gay a Benevento, come riferitami da uno di loro. Questo giovane si lamenta della ghettizzazione e dell’emarginazione dei gay a Benevento e della mancanza totale di un punto di ritrovo gay dove poter semplicemente chiacchierare. Vi è soltanto un luogo nascosto in periferia – ma a suo rammarico si tratta esclusivamente di un “battuage” – dove ammette di non recarsi anche per paura di essere picchiato dagli omofobi in agguato. Questo ragazzo, da anni ancora alla ricerca del primo fidanzato, si lamenta appunto della difficoltà di incontrare altri ragazzi gay, dovuta specialmente dall’isolamento di molti dei gay della città che non sono “dichiarati”, ossia non fanno sapere a nessuno, o quasi, della loro omosessualità. Allora, se con lo stesso procedimento di Egalia, ribaltiamo per un attimo la situazione: come sarebbe mostruosamente frustrante e impensabile una vita dove noi eterosessuali dovessimo far finta di non esserlo, reprimendo e nascondendo l’attrazione per persone di sesso opposto e fingendoci “normali”, ossia omologati agli omosessuali? Che vita sarebbe una vita priva della libertà di esprimere i propri sentimenti? Tremenda! Assurda!tumblr hit counter
È proprio vero, ce ne è ancora di strada da fare prima di veder scomparire tutti i tipi di discriminazione sessuale!

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