La generazione di facebook in libreria per un giorno

Siamo abituati a immaginare i ragazzi di oggi come la generazione di facebook, che vive mode ed emozioni del presente senza proiezioni al futuro e senza rispetto del passato. Pregiudizio, stereotipo o verità ?

Fatto è che domenica scorsa, 23 settembre, la neonata sede beneventana di UdS, Unione degli studenti, ha partecipato alla giornata dello studente proponendo a due librerie del territorio, Luidig e Masone,  un incontro completamente dedicato ai  ragazzi. Le librerie, nonostante fosse domenica, hanno accolto l’invito pensando ai ragazzi come studenti, ma prima di tutto come persone in divenire, alle prese con tematiche di cambiamento, formazione, riflessione, cultura. C’è da dire che l’organizzazione dei rappresentasnti UdS non è stata perfettamente funzionale, poca comunicazione e pochi riscontri, ma vero anche che essendo la prima esperienza in tal senso ogni errore di percorso è stimolo per crescere  ed essere più efficaci in futuro. C’erano pochi ragazzi, quindi, ma intanto c’erano. Ed erano interessati, desiderosi di esperire, chiedere, raccontarsi. E così le librerie, luogo di cultura per antonomasia, sono diventate per un giorno spazio adolescenza a 360 gradi.

La giornata è cominciata alla Luidig. I ragazzi erano veramente pochi:  un peccato, considerando che Yuri Di Gioia, nonostante le ore piccole della notte  precendete – uno spettacolo di danza in libreria a ripetizione – si era alzato presto per prepare lo scenario, uno schermo con De Andrè protagonista e  una tastiera elettrica per suonare live. Comunque, anche se pochi, fortunati i ragazzi che c’erano. Quanto puo’ essere noioso studiare il medioevo a scuola? Ebbene, Yuri ha cominciato a spiegare, con precisione storica e ricchezza di particolari, cos’era il medioevo, chi ne erano i protagonisti e quali ne fossero passioni, caratteristiche e difetti. Tutto a partire dalla canzone “Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers’ di De Andrè. Con testo sullo schermo, precisando che era  stato scritto da Paolo Villaggio date le imprecisioni grammaticali estrane allo stile aulico e ricercato di De Andrè, ha avviato un’ anomala  analisi del testo, con sfondo storico e culturale di rara originalità. Forse i ragazzi non hanno seguito tutto, ma di sicuro si sono portati a casa un modo alternativo di vivere la storia, la cultura, la musica. A questo la generazione di facebook non è abituata e magari neanche è pronta, ma intanto qualcuno ci ha provato e ha mostrato loro che nel proprio percorso di crescita e formazione ci si puo’ differenziare, eccome.

La giornata è continuata da Masone. C’era qualche ragazzo in più  essendo pomeriggio. Ma di nuovo i ragazzi hanno avuto modo di esperire linguaggi alternativi in luoghi alternativi per riflettere sulle tematiche che li riguardno da vicino: le emozioni tipiche della loro età, la consapevolezza di sè come persone alla ricerca di un loro posto nel mondo, la bellezza, le differenze di genere in un’età così soggetta alla scoperta dell’altro diverso da sè, altro maschio altro femmina. Io che ho interagito con loro offrendo la mia personale  idea di vita come fluire incessante e continuo di esperienze, pensieri, emozioni, relazioni, sono rimasta colpita da quanto questo sia a loro poco verbalizzato e comunicato ora che invece ne hanno un gran bisogno. Come si fa a crearsi un posto nel mondo se prima non si è consapevoli di sè nel profondo? Di questo la generazione di facebook  avrebbe bisogno. E questo la generazione di facebook chiede, con linguaggi che non riusciamo sempre a decifare, a capire. Nina Iadanza, che con gli adolescenti ci interagisce a scuola, ha saputo farli riflettere  sugli effetti degli stereotipi, soprattutto quelli di genere, sulla cultura e sulla formazione di atteggiamenti e comportamenit nel quotidiano. I ragazzi lo sanno che ruolo hanno nella società? Da dove questo ruolo viene, chi glielo ha dato, che significato ha ? Ebbene , sostenuti nella ricerca, i ragazzi capiscono, imparano, cambiano.  E ancora, la generazione di facebook sa che oltre alle caratteristiche comuni pienamente rappresentate dai social networks, esistono anche specificità? Forse no o forse si, chissà: dovremmo chiederlo ad ognuno di loro. Intanto Alessio Masone lo ha chiesto ai presenti: all’inizio i ragazzi non hanno ben capito, poi ci hanno riflettuto ed hanno capito.  Ognuno di loro si è riscoperto unico, nel praticare un interesse o un’abilità diversa da quella dell’altro.

Pas mal per questo primo esperimento in libreria.

Mariapaola Bianchini,

SerenaMente Onlus, associazione di psicologia per l’Infanzia e l’Adolescenza

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