Cultura resiliente per persone resilienti. Diario di bordo.

” La mamma tenne Ben stretto a sè e mentre lo abbracciava Ben pensò – adesso non sono più solo- .  – Vedi – gli sussurrò la mamma – proprio per questo hanno inventato l’abbraccio. – 

L’abbraccio, David Grossman. Illustrazione di Michal Roven

E’ cominciata con un abbraccio, simbolico e reale, la notte di resistenza libraria su impegno sociale e volontariato. A condurre la serata è stato ancora una volta Nunzio Castaldi, incuriosito dai singoli interventi e preparato a fare domande sulle scelte proposte. Evidentemente  più emozionato rispetto all’evento precedente:  questa volta la cultura che parte dal libro si è intrecciata con il delicato tema  della diversità e della solidarietà. Parte del volontariato nasce da qui, da bisogni spesso non riconosciuti e da servizi  troppo poco funzionali.

Sarebbero bastate probabilmente già solo le parole di David Grossman, (scrittore mondialmente apprezzato per l’impegno sociale e culturale) a  sensibilizzare sulla valorizzazione delle differenze individuali : “ognuno di noi è unico e speciale”. Nel dubbio, meglio rinforzare il messaggio con fotografie di Steve McCurry, bimbi da tutte le parti del mondo:  tratti somatici, colori, risorse economiche diverse per un unico speciale sorriso che è quello dell’infanzia. E meglio lasciarle scorrere  con una musica adatta – dolce – Massimo Varchione per l’occasione ne ha creata una perfetta, ma ancora senza nome.

La serata, fruita soprattutto da persone attive nel volontariato,  chiedeva di più. Spazio allora a Maurizio Rigatti che ha presentato il suo cortometraggio vincitore  del “ArTelesia Festival ” nella sezione DiVabili.

Locandina del cortometraggio “L’agnellino con le trecce”. Regia di Maurizio Rigatti

“L’agnellino con le trecce” ci ha  raccontato di Luca, quattordicenne con la sclerosi tuberosa, malattia rara che determina difficoltà neuronali di intensità variabile. Ed anche dell’ignoranza e del pregiudizio che spesso aggiunge difficoltà e chiusure a situazioni già di per sè difficili. Il regista è piaciuto molto: applausi dal pubblico e una targa di riconoscimento da parte del  cesvob. In Italia sembra  che il cinema si interessi poco o quasi per nulla di malattie rare, Maurizio Rigatti  ha condiviso con il pubblico il suo obiettivo di andare controcorrente  fin quando le cose non cominceranno a cambiare. IMBOCCA AL LUPO Maurizio, cultura e arte  servono anche a questo. Con lui a presentare “l’agnellino con le trecce” c’era anche Gabriele Rossi, noto attore televisivo che la fama intende usarla anche per cause nobili. Grazie Gabriele per esserci stato.

Massimo Micco, referente locale dell’AIFA (associazione italiana famiglie adhd) ha prestato la voce ad un adolescente con difficoltà attentive e sintomi iperattivi: leggendo una poesia da un libro sull’ADHD in adolescenza Massimo ha condiviso le difficoltà che un bambino o un ragazzo adhd incontra solitamente nel suo percorso scolastico e nella formazione dell’immagine di sè. Il pubblico sembrava ascoltasse incuriosito, in pochi conoscevano l’argomento e Nunzio Castaldi l’ha anche verbalizzato : “è la prima volto che sento di questa problematica”. Dunque l’intervento di Massimo Micco è stato un successo, se non altro adesso qualcuno ci penserà un po’ su prima di giudicare o rimproverare un bimbo troppo iperattivo. Se nel pubblico ci fossero stati degli insegnati ancora meglio.

C’è stato spazio per riflettere anche sugli adolescenti  e sui delicati passaggi che vivono nell’affascinante e complicato percorso di formazione di sè. Mariagrazia Nazzaro, leggendo un passo  da “l’amore quando c’era”  di Chiara Gamberale ha lanciato una provocazione sull’amore, sentimento intenso e disarmante che è tale ad ogni età. L’amore , quella cosa che puo’ farci mettere in  discussione sempre, senza confini temporali .  Gli adolescenti sono stati anche protagonisti attivi della serata. Gli studenti del liceo scientifico Virgilio di Foglianise hanno provato a dire : “ci siamo anche noi” , e contiamo ancora qualcosa e speriamo di contare anche domani. Attraverso la cultura, le passioni, la partecipazione attiva agli eventi del proprio contesto di appartenenza, sia una serata come questa (una ragazza ha letto la poesia “Lentamente muore” accompagnata dalla musica di Fabrizio De Andrè ), sia il catechismo ai bambini (testimonianza fatta da un gruppo di ragazze), sia una manifestazione studentesca fatta per richiamare dei diritti o pretendere delle risposte (immagini di un video realizzato dai ragazzi). Grazie agli alunni della VA, la serata aveva bisogno anche di loro per fare della cultura una forma di resilienza.

Resilienza è un termine dell’ingegneria usato per indicare la proprietà di alcuni metalli di mantenere le proprie strutture e di riacquisirle dopo essere stati sottoposti a schiacciamento o deformazione. Gli psicologi hanno preso questa parola per spiegare come e perchè riusciamo ad adattarci e ad andare meravigliosamente avanti quando la vita ci da una botta, o quando si tratta di raggiungere qualcosa a cui teniamo molto anche se è tosta. 

Ne sanno qualcosa le donne, che ogni piccola conquista personale, in famiglia e in società, ancora spesso devono guadagnarsela se non sudarsela. Elide Apice ha condiviso con il pubblico gli ultimi dati dell’Unicef sulla condizione della donna nel mondo; nulla di positivo nel percorso dell’ emancipazione femminile ma tutto sommato ancora si prova ad essere resilienti. Infatti ha lasciato il pubblico con un tocco di positività  leggendo la poesia “Dammi una cosa che non sia mia” di Arundhati Subramaniam: aggiungere leggerezza alla vita per affrontare le piccole e grandi cose che ci richiede. Per restare in tema di femminile da valorizzare e curare,  Brunella Severino ha letto una poesia da ““Forte è la donna”di Clarissa Pinkola Estes, consigliando alle ragazze rimaste tra il pubblico di provvedere a tenere nella propria biblioteca personale almeno un testo di questa psicanalista junghiana che tanto ha scritto sulla forza spirituale delle donne, capace di resistere agli stereotipi e ai condizionamenti. Sui condizionamenti che possono intrappolare o ferire lo spirito , femminile come maschile,  qualcosa è arrivato anche dal premio nobel Wislawa Szymborska attrraverso la condivisione della poesia “Scrivere un curriculum“.

La conclusione della serata è toccata alle fotografie di Alessandro Caporaso. Due contributi. Il primo, noto alla maggiorparte dei presenti: scatti dai “Music Up”,  “ dedicato ad Alessio Masone”, ha specificato Alessandro. Ma le fotografie, rigorosamete in bianco e nero dato l’animo malinconico del fotografo, erano sicuramente qualcosa di più del ricordare eventi gli eventi musicali in libreria: un incontrare diversi animi musicali o un incontrare pezzettini di sè attraverso pezzettini degli altri; potenzialità della fotografia. Il secondo contributo  “Rorschach”, qualcosa di nuovo e di più intimo. Scatti che sono scrittura di luce, per esplorarsi nel profondo.

Cultura per conoscersi meglio e fare di più. Seconda serata  di resistenza libraria conclusa, dunque. Ne aspetteremo una terza forse, nel frattempo qualcuno si è portato a casa semini da coltivare.

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Una risposta a “Cultura resiliente per persone resilienti. Diario di bordo.

  1. Resistenza come non piegarsi, come fermento pugnace; resistenza come perseveranza, nell’orizzonte dell’altro, in un donarsi che si rinnova sempre. Ostinatamente.

    E’ questo il piccolo miracolo cui ho assistito in una tendostruttura in Piazza Roma, in una tranquilla città di provincia, qual è la ‘mia’ Benevento, grazie all’intelligente intraprendenza ed alla passione di Brunella Severino e Mariapaola Bianchini.

    Un concentrato di voci e di umanità che hanno dato carne e sangue, il 19 ottobre, alla Notte di Resistenza Libraria, sotto l’egida di Art’Empori, e tutta calata stavolta, anche nello spirito, nella IV Festa del Volontariato organizzata dal CesVob.

    Chiamato alla conduzione, è stata la serata a condurre me, attraverso un’esperienza che stesso lì ho definito ‘sinestetica’, coinvolgimento di tutti i sensi ed in tutti i sensi; un’emozione che si è alimentata attraverso le voci di Mariapaola, Mariagrazia, Brunella, Elide, Maru, le foto estatiche di Alessandro, le commoventi sequenze del cortometraggio ‘L’agnellino con le trecce’ di Maurizio e Gabriele, la ‘meglio gioventù’ degli studenti della V A del liceo ‘Virgilio’ di Foglianise, la fierezza e la tenacia di Massimo, l’aiuto tecnico e lo sprone dell’altro Massimo, ed altre ed altri ancora. Così li voglio menzionare, solo coi loro nomi.

    Perché la loro testimonianza è stata appunto umana, umile, senza cognomi: talora di esistenze vissute in trincea, dolorose eppure miti in volto, tra drammatiche esperienze di sclerosi tuberosa e figli con disturbi ADHD, tra denunce di dignità e lotte di indipendenza, sociale e civile; esperienze che la vita cosiddetta ‘comune’ tende a relegare ai margini e che non lasciano tregua, ma richiedono una cura attenta ed un coraggio scupoloso, sempre.

    L’assenza di sconforto ed anzi l’ostinazione ad amare e provare soluzioni è stato il tassello che questa serata ha impresso nello strano mosaico ch’è la mia vita. E quando infine ho chiesto ad uno degli studenti che cosa significasse avere diciott’anni, oggi, in Italia, lui ci ha pensato un po’, ha guardato sottecchi i compagni, e poi, con un sorriso imbarazzato e con un filo di voce, ha detto: significa cominciare ad essere responsabili.

    E’ una parola devastante, responsabilità.

    Nunzio Castaldi

    P.S.: questa è la nota inviata anche al Cesvob. Un abbraccio, Mariapaola

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