Sapere, saper fare e saper essere.

CONSIDERAZIONI A CALDO SULL’OCCUPAZIONE DELLA SCUOLA

Sapere.

Cioè immagazzinare informazioni, conoscenze, concetti, significati.  Tipo che Dante era innamorato di Beatrice, Atene era una città democratica, la cometa Hyakutake passava da queste parti nella primavera del 1996. Cane è l’etichetta verbale per indicare un animale a 4 zampe  fedele.  Picasso è in mostra a Milano fino al 6 gennaio 2013. E ancora, immagazzinare l’informazione che 7 scuole di Benevento sono occupate, e che ultimamente è tutto un gran casino:  crisi, insoddisfazione, precariato, futuro nero.

Saper  fare.

Cioè Sviluppare e praticare abilità e competenze. Tipo apprendere i saperi in modo  critico e significativo, ricordare e collegare conoscenze e fatti, esprimere un proprio punto di vista nel rispetto di quello altrui, difendere un proprio pensiero, riconoscere un’emozione e sentirla quando si specchia in quella di un altro. Raggiungere un obiettivo, mettendo in conto gli ostacoli da superare. Fare scelte senza rimanere bloccati in un tal momento o in una tal tappa. E ancora saper manifestare le ragioni della propria rabbia,  per una scuola mediocre che  vuole menti mediocri o per uno stato che non sa garantire alcuni fondamentali articoli della Costituzione – diritto al lavoro ad esempio – .

Saper essere.

Cioè riassumere in modo dialettico le prime due e trovare il proprio personale modo di stare al mondo.

Roba difficile questa. Tipo quando hai 6 anni e qualcosa si è inceppato nel tuo meccanismo di apprendimento e a scuola la maestra ti dice che non ti impegni abbastanza. O quando di anni ne hai dieci in più e ti dicono che l’unico modo per difenderti in un paese addormentato è studiare,  solo che a scuola non ci puoi andare perché altri hanno deciso che era più semplice occuparla. Tipo quando hai una laurea e per sopravvivere in modo dignitoso fai una valigia e provi altrove.

Io non sono insegnante ma ho sempre  provato grande stima per questo lavoro che è prima di tutto un valore. Formare menti, che gran coraggio e che grande sfida. Richiede senza dubbio l’intero pacchetto “s”, sapere, saper fare e saper essere. Richiede anche delle scelte politiche di un  certo tipo, servizi ben strutturati , stabilità lavorativa, dignità sociale. Una combinazione di contingenze personali e ambientali.

Dunque comprendo il diritto di manifestare, la pretesa  di cambiare, la rabbia. Anche se poi quando entro in una  scuola e conosco insegnanti impreparati mi sale il sangue al cervello, poco aggiornati e a volte spaesati sulla condizione esistenziale dei bambini e dei ragazzi di oggi. Quando basterebbe semplicemente navigare meglio in internet e abbassare le difese. Non minacciare bocciature se la scuola resta occupata e non starsene a casa se la scuola è occupata. A volte si rischia di perdere di vista l’utenza dell’insegnamento, lo studente. Cosa e come gli si insegna?

Gli si insegna solo il sapere ? O gli si insegna anche il saper fare ? O addirittura gli si insegna come costruire  il saper essere?

Dante era innamorato di Beatrice e allora? Atene era davvero  democratica?  La cometa Hyakutake se ripassasse di qua potrebbe far luce su nuovi percorsi? Picasso puo’ insegnarmi qualcosa anche se non so disegnare?

La settimana scorsa sono stata alla notte bianca organizzata al Convitto Nazionale “P.Giannone”  di Benevento, un evento culturale a cui hanno partecipato, insieme, professori e studenti, in difesa della scuola pubblica, in difesa della scuola del “NOI”.  È stato bello esserci. Tra l’altro, proprio in settimana un mio professore mi aveva consigliato di leggere Don Milani, per “sentire” come ci si sente quando si ha poco su cui contare ma si puo’ fare tanto. E durante la notte bianca Don Milani è stato citato, forse prova del fatto che ero nel posto giusto al momento giusto ?

Convitto Nazionale “P. Giannone”. Notte bianca, 16 novembre 2012.

Lo stesso professore della citazione ha detto anche che per uno studente l’unico modo per reagire ad una scuola mediocre che vuole menti mediocri è STUDIARE. E studiare altro non è che esercitare l’unico proprio dovere e l’unico vero diritto che fa la differenza. La scuola occupata è un atto illegale. La scuola occupata non è una soluzione, non è democrazia, non è un modo per cambiare. Riconosco che si, è formativa:  è una palestra in cui sperimentarsi , imparare a cavarsela da soli, vivere il senso della sfida, il piacere dell’autonomia. Ma se esistessero altri modi ? La maggior parte dei ragazzi che conosco io [forse conosco quelli sbagliati chissà] approfitta dell’occupazione per anticipare le feste di Natale, altri invece la usano come strumento di appartenenza ad un gruppo. Ma se davvero la scuola è “NOI” perché non mettersi tutti davvero in discussione ?

Sapere . Saper fare. Saper essere. Non si finisce mai. Io ho cominciato a scuola e se domani avrò dei figli non so se davvero avrò il coraggio di mandarli in una scuola pubblica. Ma per ora sento che posso ancora fidarmi.

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