Bottini di guerra per soldati di ieri e politici di oggi

il-sacco-di-romaAlcuni anni fa, un gruppo di militari italiani, stanziati in Somalia, fu accusato di aver praticato sevizie su alcune donne somale. Tutti gli italiani gridarono alla scandalo.
A parte le responsabilità personali, io ho sempre creduto che il mandante morale di quel gesto riprovevole fosse il cittadino italiano.
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Nonostante ogni popolazione si avvantaggi di un esercito, il cittadino, in base alla sensibilità corrente, avendo disgusto per la violenza necessaria alle azioni militari, delega questo compito ingrato a una certa tipologia di persone. Poi, ipocritamente, si pretende che i soldati siano forniti di sensibilità comune.
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Anche in altri campi, ogni giorno, protetti da un alone di perbenismo, noi deleghiamo celerini e macellai a compiti sanguinolenti ma necessari ai nostri bisogni. Noi li paghiamo per praticare il loro compito con cinismo, ma poi li vorremmo capaci di una sensibilità analoga alla nostra.
Credo che questi mestieri siano estremamente usuranti e quindi da retribuire congruamente.
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La stessa ipocrisia la ritroviamo quando deleghiamo alla gestione del potere pubblico e decisionale alcuni di noi: mi riferisco all’attività svolta dagli esponenti politici.
Il compito più usurante e più repulsivo per la maggioranza della popolazione e, in particolare, per le donne che sono, per loro natura, portatrici di pace e inclusione. Pensate alla solitudine e alla competizione a cui sono condannati gli uomini politici: non hanno amici ma solo avversari e adulatori, non possono fidarsi di nessuno, sono condannati a competere fino a quando saranno estromessi da altri esponenti più forti e più giovani. Si fanno carico della responsabilità (e della arroganza) di decidere, tramite la coazione della legge, per i loro concittadini.
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Al contrario, chi si occupa di volontariato (quando non per fini politici), vive gradevolmente un contesto cooperante, inclusivo e propositivo di bene a favore della comunità.
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L’esponente del mondo politico usa il linguaggio violento dell’esclusione perché, nei luoghi istituzionali, aspira a prendere il posto di un altro politico nella spartizione del potere decisionale.
L’esponente della società civile, in un contesto meno canonico e più creativo, all’esistente aggiunge la sua attività che, insieme a quella di altri volontari, si somma con complementarietà e inclusione, apportando nuovo valore alla comunità. Se esistesse un metro capace di misurare anche il Valore Aggiunto Volontaristicamente (VAV), avremmo uno strumento per orientarci verso una reale creatività collettiva.
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Ma un’altra analogia tra i militari di ieri e i politici di oggi è nella conquista del potere: quando, non esisteva la democrazia rappresentativa, molto del potere si acquisiva tramite la carriera militare.
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Un tempo, i soldati di grado inferiore si ripagavano dell’ingrato e pericoloso lavoro con la spartizione del bottino di guerra: saccheggio brutale ma consentito dai comandanti per tenere insieme l’esercito. Allo stesso modo, certi politici minori di oggi, per compensare le frustrazioni derivanti dai loro compiti ingrati e dal non essere arrivati all’apice del potere, si ripagano tramite la spartizione di gratificazioni sponsorizzate dagli appaltatori: pratica illecita ma tollerata dai vertici per tenere insieme il partito.
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Una volta, esisteva la casta dei guerrieri, oggi, abbiamo la casta dei politici.
Come oggi, agli occhi della popolazione, il potere militare ha perso ogni carisma, è probabile (e auspicabile) che, in un prossimo futuro, la carriera politica non sia così ambita, come avviene ora. Da quel giorno, gli esponenti del volontariato e gli intellettuali non rischieranno di essere sedotti dalla politica.
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Quando la società civile e il mondo femminile, portatori di cooperazione e solidarietà, non saranno più interessati a ricoprire, incoerentemente, anche ruoli istituzionali, il mondo politico avrà perso ogni potere sulla popolazione e sarà, come l’esercito di oggi, un mero esecutore della volontà popolare.
Solo quel giorno la politica non sarà più una casta.
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Alessio Masone
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PS. Sia ben chiaro che, nelle more di tutto questo, alle prossime consultazioni politiche, utilizzerò il mio voto per agevolare l’elezione di due donne esponenti della società civile.

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