Il trabucco di Giuseppino Manaccore. Fotoracconto di Giulio Martino. Finisterre

trabucco manaccoreDue ore con Giuseppino di Manaccore
La mie esperienza sui trabucchi è stata breve ma intensa.
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Lasciando l’auto in prossimità della Baia di Sfinale (tra Peschici e Vieste) e dopo aver steso le lucertole al sole mi sono incamminato in direzione nord dove avevo già visto e fotografato da lontano questo splendido trabucco. Dopo circa mezz’ora di cammino solitario tra bellissimi scogli sono giunto a destinazione.

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L’impatto è stato bellissimo il trabucco era molto più grande di quanto si possa capire da lontano. Salgo su per la porticciola in legno e seduto all’altra estremità, verso il mare, vedo un uomo che consumava il suo pasto. Chiedo se posso fare qualche scatto e lui un po’ freddamente mi dà l’ok. Comincio a scattare ogni particolare dell’attrezzo ma poi cerco di approcciare un dialogo e lentamente, un po’ a fatica, si è aperta una discussione interessante, durata circa due ore.

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Giuseppino Marino, molto più conosciuto in zona come Giuseppino di Manaccore, ha circa 75 anni ed ha svolto il mestiere pescatore di trabucco praticamente dalla nascita, un mestiere tramandatogli dalle generazioni passate.
Nel frattempo comincia ad offrirmi un po’ di vino accompagnato da qualche grappolo di uva e delle pesche, come si dice “tutta a frutta vole ‘o vino sula ‘a fica nun vole l’acqua”.
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Giuseppino oltre a pescare costruisce anche i trabucchi, il suo lo ha restaurato da pochi anni ma ne ha più di 70.
La discussione continua, si parla della tradizione dei trabucchi, della sua famiglia, in particolare dei nipoti che non vogliono continuare questa attività ma in ogni caso hanno imparato il funzionamento e anche quando ha ristrutturato il trabucco erano li presenti. Vediamo foto dei trabucchi del passato e della ristrutturazione, continuiamo a bere e mangiare frutta.
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Lamenta un poco l’eccessiva presenza dei turisti e dell’inquinamento che spingono i pesci lontano dalle coste, il periodo di agosto dovrebbe essere positivo per i cefali, ma se ne vedono ben pochi.
Alla fine si convince a farmi vedere dal vivo come funziona solo che mi chiede di dargli una mano perché i suoi compagni erano in pausa pranzo, ovviamente non me lo faccio ripetere due volte.
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Così scioglie le funi e via, si comincia girare l’argano che avvolgendo la fune tira su la rete, per il momento è ancora leggera e ce la fa da solo, io continuo a scattare. Si opera prima da un lato e poi dall’altro ad un certo punto tocca a me (anche a me), la rete si fa più pesante, ci mettiamo ai tronchi girando intorno un difronte all’altro, leghiamo un lato e passiamo all’altro. Finito di alzare la rete andiamo a vedere, il pescato non è dei migliore, ma la situazione già l’ho spiegata, pochi pesciolini alcuni dei quali utilizzati come esca per i cefali e una manciata di bianchetti che mangiamo crudi così come pescati. A questo punto si abbassa di nuovo la rete e ci si rimette di nuovo in appostamento.
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Il mio tempo è scaduto devo ritornare alla baia dove devo girare le lucertola al sole prima che si brucino, lo saluto ringraziandolo per la bella esperienza e un ultimo scatto insieme. 

Giulio Martino –  agosto 2008

trabucco manaccore3Il trabucco è uno strumento di pesca molto antico. E’ una struttura in legno formata da una piattaforma protesa sul mare ancorata alla roccia da grossi tronchi di pino d’aleppo, dalla quale si allungano, sospesi a qualche metro dall’acqua, due (o più) lunghi bracci che sostengono un’enorme rete detta trabocchetto. La tecnica di pesca è a vista. Consiste nell’intercettare, con le grandi reti a trama fitta, i flussi di pesci che si spostano lungo gli anfratti della costa. La rete viene calata in acqua grazie ad un complesso sistema di argani e, allo stesso modo, prontamente tirata su per recuperare il pescato. Secondo alcuni storici la nascita dei trabucchi risalirebbe al tempo dei Fenici. La più antica data di documentata risale al XVIII secolo. Diffusissimi lungo tutta la costa garganica, soprattutto nella zona tra Peschici e Vieste, gli antichi trabucchi sono tutelati dal Parco Nazionale del Gargano e sono ritornati in attività grazie all’azione di salvaguardia e di valorizzazione del Parco, che li ha adottati in segno di rispetto della tradizione e dell’ambiente garganico.

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Clicca il link per vedere tutte le foto del trabucco sul sito di Giulio Martino Fotografo.

www.giuliomartino.it

Il sito di Giulio Martino, un vero bene comune, una miniera infinita di foto, racchiude per tutti noi le bellezze naturalistiche del Sannio e dell’Italia meridionale: un modo altro di viaggiare condiviso con i camminatori di Lerka Minerka.
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Buon viaggio a tutti con le foto di Giulio.
Nina Iadanza
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