Giffoni, festival dell’esclusione e dell’omologazione giovanile?

giffoni-film-festival-2011-hilary-swank-3Sul portale di bMagazine, Alessandro Paolo Lombardo con una sagace intervista e un video (in calce) rileva alcune incoerenze del Giffoni Film Festival appena conclusosi.

Il caro Alessandro Paolo, artemporiano involontario, anche questa volta entra nella tana del lupo per meravigliarsi poi della violenza.

Secondo Art’Empori, è ovvio che, proponendo premi e selezioni, necessariamente si agevoli un modello escludente e competitivo. Lo stesso festival cerca visibilità nel competere con altre manifestazioni concorrenti. Ma perché omologare anche i giovani al “red carpet” come misura del mondo?  D’altra parte, nel 1971, quando nacque questo festival, il mondo aveva altre priorità.

Il modello competitivo ed escludente, che è causa dell’attuale crisi economica e sociale, non solo permea il mondo della partitocrazia, delle multinazionali e della criminalità, ma è anche alla base delle attività artistiche, in particolare di quelle relative ai premi e al mondo dello showbusiness.

Nasceva Art’Empori appunto per pretendere che il cambiamento avvenga, in primo luogo, nell’artista e solo poi nella massaia, nell’imprenditore, nel politico e anche nel criminale.

Intellettuali e giornalisti si costruiscono posizioni di rendita individuando il capro espiatorio di turno affinché nulla cambi, ritenendo sempre che esistano persone inferiori da escludere e a cui delegare un’attitudine alla sopraffazione e al malcostume.

Ma il modello del mondo artistico e intellettuale non si basa anch’esso sulla competizione, l’esclusione e la delega che sono alla base dell’ingiustizia nel mondo?

Abbiamo ormai verificato che nonostante i magistrati si diano da fare per incarcerare gli esecutori materiali del malaffare, il mondo criminale continua a proliferare perché nessuno si preoccupa di fermare i mandanti, quella maggioranza di benpensanti seguaci di guru del giornalismo che, alla ricerca di colpevoli esterni (e di visibilità), promuovono il violento linguaggio dell’esclusione e della delega: ne risulta che questi guru dell’informazione vendono a buon mercato indulgenze ai loro spettatori/lettori che, a maggior ragione, eviteranno di mettersi in discussione per portare un reale cambiamento.

Possiamo ancora credere che, dopo anni di facebook in cui la maggioranza della nazione si mostra per la pace e la giustizia, in attesa che altri portino il cambiamento, una piccola minoranza di malviventi sia capace di rendere, ogni anno di più, l’Italia peggiore?

Quando si diffonderà il dubbio che la responsabilità di un mondo ingiusto sia da attribuire alla maggioranza della popolazione e non alla minoranza?

A tal proposito, con Art’Empori abbiamo compilato un elenco di metodi per approcciarsi in modo responsabile e non delegato con le attività culturali: i Metodi Responsabili evitano al fruitore di confrontarsi con gli eventi artistici per abitudine o per pregiudizio.

Questi “Metodi responsabili” sono in visionabili a questo link, ma sono anche compresi nel libro di Carmela Longo, Avere a cuore il mondo, appena pubblicato per le edizioni La Meridiana.    

Alessio Masone

http://www.bmagazine.it/video/item/4761-badge-un-esperienza-giffoni (per vedere il video)

Erriquez (Bandabardò): Al Giffoni non dovrebbe esserci un parco della cocacola

di Alessandro Paolo Lombardo (dal sito bmagazine)

Carmine che prende la macchina fotografica. Io che prendo i gadget. Anche Carmine prende i gadget, e fa il bis di salvadanai Giffoni. Complimenti per la grafica, veramente bella. Il borsello mi sta bene, abbinato al cordoncino del badge. Carmine che fotografa il badge. Con il collare di Giffoni puoi guardare i film, consumare yogurt e birre a scrocco nella zona lounge (con tutti i rischi che tale abbinamento comporta), puoi giocare a beach volley nel Parco Hollywood. Il giornalista cinico gode molto a giocare nel parchetto di Giffoni precluso ai bambini giffonesi per i dieci giorni del Festival – salvo aperture pubbliche del sabato – in cui il parco è più figo, con le giostre della cocacola. Nota bevanda che stappa la felicità. 

Carmine che fotografa i bambini senza pass scacciati dalla sicurezza. “Gli altri anni l’apertura pubblica comportava dei problemi per la sicurezza… ma anche quest’anno dobbiamo badare più ai bambini esterni che ai giurati. Molti ragazzini senza permesso, pur di entrare, fanno il giro dall’altra parte del fiume e rischiano di farsi male…” – “Siamo giurati, no?, dobbiamo avere qualche privilegio!” – “Sembra un carcere al contrario, solo noi possiamo divertirci. Gli altri ragazzi fanno tenerezza, con la testa fra le sbarre a guardare.”

Erriquez della Bandabardò ci dice così, che non dovrebbe proprio esserci un parco della cocacola al Giffoni. Nobless oblige. E, in fondo, perché il cocacola village dovrebbe essere aperto se il festival è in buona parte chiuso, per addetti ai lavori? “Un badge per domarli, un badge per entrarvi, un badge per sedersi e nel buio guardarli.” E in tutto questo io il badge l’ho pure dimenticato. Come per quel pezzo sul Premio Strega, mi si dirà: hai scoperto il segreto di Pulcinella, lo sanno tutti che il festival funziona così, e questa è la sua forza. Divertitevi.

Alessandro Paolo Lombardo

Una risposta a “Giffoni, festival dell’esclusione e dell’omologazione giovanile?

  1. Grazie ad Alessandro Paolo Lombardo per la denuncia di un’incoerenza che, al di là di ogni comprensibile riflessione etica circa il cambiamento e l’inclusione, lascia l’amaro innanzitutto per le sensazioni di esclusione e frustrazione lasciate nei ragazzi e nei bambini.
    Pensare ad un’iniziativa artistico-culturale per i giovani e con i giovani e farla crescere nel tempo è qualcosa di nobile, pur che si passi il concetto che partecipare è più importante che vincere e i contributi di ognuno sono meritevoli di discussione, stimolo, confronto e valorizzazione. Il festival era appunto nato con questo spirito di apertura e crescita.
    Toccare con mano episodi che al contrario rinforzano concetti di esclusione, casta, privilegi indigna più che rattristisce.
    Noi adulti a volte perdiamo di vista il caposaldo esistenziale che siamo sempre noi per primi i modelli di apprendimento per i giovani e sottrarsi a questa responsabilità o praticarla in modo negativo è eticamente scorretto e paralizza il futuro. A maggior ragione se si è promotori di esperienze ed iniziative di apprendimento significative non si possono creare le condizioni ambientali, organizzative e culturali di esclusione e competizione. Un imperativo che a partire dall’episodio denunciato da Alessandro dovremmo portare nel nostro piccolo e agirlo ogni volta ci offriamo, volontariamente o involontariamente, come modello di apprendimento.

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