Perchè ci emozioniamo quando mangiamo : la teoria del Triune Brain

Mangiare è un nostro bisogno indispensabile che  soddisfiamo continuamente su più livelli, da quello più semplice che ci permette di arrivare ogni giorno alla fine della giornata a quello più complesso fatto di gesti, significati ed emozioni più elaborati.

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Oggi le neuroscienze ci aiutano a capire un po’ di più come funzioniamo, compreso quando mangiamo, da soli o in compagnia. Sono il risultato della moderna tecnologia ma ci restituiscono anche un senso di appartenenza all’universo: altri uomini prima di noi hanno abitato questa terra e il loro continuo adattamento all’ambiente ha cambiato la struttura di cui siamo fatti e che ci rende così sorprendentemente unici e complessi. Attualmente  la teoria  più valida entro cui leggere le tante motivazioni ed emozioni  responsabili di tale unicità è quella del  Triune Brain – Cervello uno e trio – .

Il “cervello trino” è il nome della struttura e dell’evoluzione dell’encefalo elaborata dal dottor Paul MacLean, medico statunitense esperto appunto di  neuroscienze. Secondo la teoria, 3 sono le distinte parti anatomiche che formano il nostro cervello e il cui sviluppo nell’evoluzione dei nostri antenati  ha seguito una linea di crescente complessità, dalla parte più antica legata alla sopravvivenza della vita a quella più moderna legata all’intelligenza umana.  Le tre parti sono responsabili in modo distinto, ma in comunicazione, delle nostre motivazioni. Queste  regolano il nostro rapporto  con il mondo e quindi organizzano il comportamento e mediano le emozioni.

TRIBRAIN

Al livello ontogenetico iniziale   c’è il cervello rettiliano:  è la parte più bassa, più interna e più antica del cervello che comprende mesencefalo e midollo spinale. Il nome deriva dal fatto che regola le motivazioni di sopravvivenza che ci accomunano ai rettili, quelle intrapersonali di alimentazione e riproduzione. Queste sostengono i comportamenti di esplorazione, predazione e difesa e sono molto aderenti al piano delle percezione piuttosto che dell’emozione. Volendo fare degli esempi – quando siamo talmente affamati da non pensare altro che mettere in bocca la prima cosa che troviamo a disposizione,  quando l’odore che proviene dall’appartamento accanto al nostro ci fa salire un languorino, quando la vista di un piatto bello e ricco di colori ci stimola appetito – in momenti come questi  è il nostro cervello rettiliano che sta lavorando.  Più che emozionarci consumiamo cibo come oggetto capace di sostenerci, gratificarci, saziarci.

sordi

Al livello ontogenetico intermedio  c’è il cervello limbico: è la parte centrale del cervello dove si trovano l’amigdala e gli altri centri responsabili delle emozioni. Il nome deriva dal latino limbus – anello – in quanto regola le motivazioni che hanno permesso all’uomo di adattarsi in modo più efficace e avviarsi ad una successiva complessità relazionale tra sè, gli altri e il mondo. E’ la parte che regola tutte le motivazioni interpersonali del rapporto a 2, quindi i valori diadici di richiesta o di offerta di cura e di definizione del rango d’accesso. Queste motivazioni sostengono i comportamenti di attaccamento, accudimento, competizione e cooperazione e veicolano le emozioni di gioia, rabbia, disgusto, paura, sorpresa, tristezza. Volendo fare degli esempi attraverso il cibo – quando  il neonato che si nutre dal seno materno sta stabilendo un legame con la mamma che si prende cura di lui, quando la donna che cucina per la sua famiglia sta accudendo le persone che ama, quando gli amici che si scambiano cibo ad una festa cooperano tutti insieme per realizzare l’obiettivo comune di stare bene insieme – in momenti come questi  è il nostro cervello limbico che sta lavorando. A questo livello ci emozioniamo mangiando cibo perchè attraverso esso sentiamo il legame con gli altri per noi significativi, qualcuno che si prende cura di noi o di cui ci prendiamo cura, persone amiche in un percorso comune.

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Infine a livello ontogenetico ultimo c’è il cervello neocorticale: è la parte superiore del cervello dove si trova la corteccia cerebrale responsabile di tutte le funzione cognitive e quindi dell’intelligenza in senso lato.  E’ la parte del cervello che regola le motivazioni di unitarietà e continuità del se nella molteplicità e discontinuità dei contesti sociali, quindi i valori sovraindividuali che sostengono i comportamenti associativi gruppali, sociali e culturali mediati da emozioni più complesse come l’orgoglio, il senso di colpa, la vergogna, la serenità, l’armonia, l’equilibrio. Volendo fare degli esempi attraverso il cibo – quando scegliamo quale cibo acquistare e come cucinarlo, quando usiamo il cibo come forma di creatività e inventiva, quando al cibo riconosciamo  una sua storia nel tempo, nelle culture e nelle società – è il nostro cervello neocorticale che sta lavorando. A questo livello ci emozioniamo mangiando cibo perchè attraverso esso esprimiamo noi stessi, ciò che abbiamo imparato e ciò che decidiamo di essere.

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