Femminicidio e genocidio economico. Differenze di genere e crisi economica

supermercatoQuando accade un fatto di violenza, possiamo approcciarci con metodo escludente concentrandoci sul sintomo, quindi delegando ogni responsabilità all’autore materiale, o possiamo, in modalità includente, considerarci un tutt’uno, dove noi, in quanto collettività, siamo coautori di quella violenza.
Infatti, l’autore materiale della violenza rappresenta solo il sintomo di un malessere collettivo che si manifesta negli anelli più deboli della comunità.
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Il giudice è pagato per l’ingrato compito di colpire il sintomo con altra violenza: punendo il singolo, deleghiamo la responsabilità a un capro espiatorio per assolvere la collettività e conservare, quindi, lo status quo.

Ma la società civile può scegliere il cambiamento: concentrandosi sulla rimozione del malessere collettivo che è causa della violenza, si mira anche a elevare il tasso di coesione e di felicità diffusa.
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Considerando le differenze di genere, possiamo osservare che l’evoluzione della società è figlia della tensione tra il linguaggio della violenza e quello della pace, dialogo ancestrale tra il paradigma maschile, competitivo ed escludente, e quello femminile, cooperante ed includente: il salto dall’uomo biologico a quello culturale è merito della donna che, da rivoluzionaria, ha scelto di andare oltre il programmato, smettendo di selezionare il maschio più capace di tutelare, con la sola forza, la prole. Nei secoli, la violenza nel mondo diminuiva tramite la donna che includeva nella sue scelte uomini più simili a sé, più cooperanti e solidali.
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Mentre era in corso questo equilibrio evoluzionistico tra i due sessi e i relativi paradigmi, la donna, in onore di una presunta parità, in tempi recenti, aderendo al linguaggio della violenza, si è omologata al modello maschile, dando credibilità definitiva, ormai senza alternative, al paradigma della competizione e dell’esclusione.

La stasi sociale che ne consegue causa uno squilibrio evoluzionistico: nonostante i delitti contro la persona siano in diminuzione, una violenza di tipo sociale prende il sopravvento a danno dei più deboli. Tramite i mass media, conosciamo solo i sintomi di una violenza, non solo fisica, sempre più prolifica: nel caso della coppia la vittima è la donna, nell’economia è il lavoratore che perde il posto o la piccola azienda che chiude.

La donna, quando differente, aveva il ruolo di frenare quella violenza in economia che, estremizzando il liberismo e la delega, tipica del modello occidentale e maschile, sta degenerando in un genocidio economico che, sotto casa di ognuno, colpisce il cittadino medio e i territori.
La donna, sottovalutando la portata rivoluzionaria della cura della casa (e del mondo) e del conseguente linguaggio della non violenza, ormai omologatasi al lavoro maschile, non solo ha smesso la funzione di confronto culturale per il maschio, ma, anche nel concreto degli stili di vita, ha contribuito a un’economia delegata alle multinazionali.

Le donne in carriera, non avendo tempo per autoprodurre cibo per i propri familiari e per acquistare dal vicino, si affidano alla grande distribuzione: le intolleranze alimentari delle nuove generazioni realizzano il campanello d’allarme di un malessere sociale ben più rilevante.

I figli, per mancanza di tempo, affidati a televisori, computer e videogiochi, sono diventati oggetti strumento delle multinazionali per un ulteriore svuotamento di quell’economia territoriale che era capace di coesione e felicità diffusa.

Il senso di onnipotenza dei giovani navigatori del web, garantita dai social network delle multinazionali, poi, nel mondo reale e territoriale, si sbriciola di fronte alla mancanza di opportunità lavorative che le stesse multinazionali gli sottraggono.

Il femminicidio è il sintomo di un malessere ben più ampio, dove il colpevole non è il singolo, individuabile e punibile: questo malessere, oggi, si esprime particolarmente come genocidio economico che, anche quando non è causa di suicidi, lascia il nostro vicino senza lavoro, senza casa, senza azienda. Tutto questo sotto lo sguardo indifferente e fatalista della comunità, come per gli ebrei durante il nazismo.

Chi vuole manifestare contro il femminicidio, invece di delegare, rivolgendosi retoricamente agli uomini, vada nei parcheggi dei supermercati e protesti contro le donne/maschio che nel quotidiano, con i loro suv, fanno spesa di ingiustizia.

Alessio Masone

vedi anche:

https://artempori.wordpress.com/2012/11/26/violenza-sulle-donne-e-societa-competitiva-pensiero-della-differenza-per-una-cultura-non-violenta-e-inclusiva/

https://artempori.wordpress.com/2010/07/27/levoluzione-dellumanita-risiede-nello-sguardo-differente-delle-donne/

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