Perchè è sbagliata la comicità sui disagi dei bambini

mutismoSelettivo“Sole a catinelle” è un film comico con Checco Zalone che racconta  l’attuale modello della famiglia e della società italiana, frutto della crisi economica e valoriale. Ironia e comicità, come noto, sono stili comunicativi che utilizzano il riso per stimolare riflessione e per  porre attenzione su aspetti profondi dell’esistenza e della società.  Nel caso di “Sole a catinelle” la frase di fondo e di avvio della storia “Se sarai promosso con tutti i 10 papà ti regala una vacanza da sogno” la dice lunga su tutta una serie di problemi valoriali che hanno originato errori educativi ed aumento di disagio psicologico. L’attenzione alla forma, all’apparenza, alla prestazione perfetta hanno allontanato la valorizzazione dei processi a favore dei prodotti e la conseguenza è una società in cui i bambini sono bombardati di stimoli e di richieste e tutto è troppo veloce.  La strada per guidare nel modo più sereno e costruttivo possibile è ben complicata e si rischia di perdere il senso della felicità, come appunto il film cerca di far capire. Ben venga quindi lo scopo e il messaggio profondo, ma resta qualche dubbio sul modo di porre attenzione su alcune delicate questioni dell’età evolutiva, dal momento che si parla di famiglie e di bambini.

I protagonisti iniziali della trama sono un papà – Checco – e suo  figlio – Nicolò –  che, all’insegna della frase motivazionale/ricatto “se sarai promosso con tutti dieci ti regalo una vacanza da sogno”, partono per un viaggio in Molise. Nel corso di questa esperienza conoscono un’altra famiglia, una  mamma – Zoe –  e suo figlio – Lorenzo – coetaneo  di Niccolò. 10 anni entrambi.  E qui il regista e l’attore, entrambi autori della scenografia,  fanno partire un grosso riflettore su una tematica dell’età evolutiva piuttosto delicata: Lorenzo ha il mutismo selettivo. Pur sapendo parlare, Lorenzo non parla. Scelta ammirabile dal momento che il mutismo selettivo è un disagio praticamente sconosciuto e portarne a conoscenza della società è un punto di partenza per discussione e comprensione, ma il “modo” – riso – ha avuto come effetto primario la semplificazione e la banalizzazione, nonché il dis-riconoscimento delle figure professionali di cura e di sostegno. Lorenzo è seguito da più di un  anno da una psicologa ma riesce a pronunciare  prima una parola poi intere frasi solo grazie ai “modi rustici di Checco”, che riceve così tutta la gratitudine di Zoe. Il susseguirsi delle scene è comico e divertente, la gente in sala ride.  Nel frattempo fuori qualcuno si arrabbia: psicologi e associazioni di genitori. E’ così buffo vedere un bambino chiuso nel suo mutismo? Bloccato dall’ansia, condizionato dalle sue paure.  Ed è così facile convincerlo a sbloccarsi ? Senza ricorrere a strategie ponderate, attenzioni selezionate e ragionate, rispetto delicato.

Il mutismo selettivo è un disagio psicologico, spesso su base ansiosa, che compare di solito in età prescolare, è poco diffuso tanto che poco si sa anche presso la comunità scientifica. Ma è presente e richiede una sua attenzione perchè comporta sofferenza. I bambini con mutismo selettivo, più femmine che maschi, pur avendo la competenza linguistica, non parlano con persone selezionate. Dentro casa con la loro famiglia  sono abili comunicatori, chiacchierano e giocano, ma fuori restano totalmente in silenzio. Alcuni parlano soltanto con i compagni, non spiccicando parola con gli adulti compresi gli insegnanti, ma altri rimangono in silenzio anche con gli altri bimbi. Il mutismo selettivo non è nè capriccio nè ostinazione ma  incapacità di far uscire la voce in situazioni sociali, blocco appreso  e mantenuto dall’evitamento della paura. Come conseguenza c’è il perdere quelle tante esperienze dello stare con gli altri che permettono crescita ma anche divertimento e spensieratezza. Niente giochi al parco, niente complimenti e chiacchiere nei negozi, niente interrogazioni  e scambi a  scuola con conseguente apprendimento scolastico lacunoso. Silenzio che causa chiusura e chiusura che a lungo andare causa depressione.

Genitori e insegnanti questa realtà non la conoscono, se non per esperienza diretta. Al contrario ignorare l’esistenza di un problema significa non riconoscerlo se questo si presenta ed essere impreparati nell’affrontarlo  con il rischio di fare ulteriori danni nello sperimentare scelte educative intuitive e azzardate. Rivolgersi agli specialisti è il primo passo, ma è altresì importante confrontarsi con altri genitori ed insegnanti che hanno affrontato o affrontano gli stessi disagi. E’ per questo che esistono associazioni specifiche. In Italia “A.I.Mu.Se.”  [www.aimuse.it] si occupa di diffondere su tutto il territorio nazionale una cultura del mutismo selettivo e di fornire sostegno, incoraggiamento e indicazioni alle famiglie che si imbattono nel problema.

Parlare di mutismo selettivo è quindi utile e su questo il film “Sole a catinelle” ha in qualche modo contribuito, ma i fruitori responsabili di cinema siano comunque consapevoli che ridere sulle banalizzazioni è controproducente e pericoloso e che l’etica esige rispetto dei bambini che soffrono.

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2 risposte a “Perchè è sbagliata la comicità sui disagi dei bambini

  1. Zalone avrà cercato un tema che si ponesse a metà tra il disagio e la facile risata. Metodi alla Salemme, direi, e io non amo molto il genere (per quanto si tratti di comici che, sul palco, mostrano di avere grande talento). Tutto questo è imposto, ovviamente, da ragioni di cassetta. Il mercato e il soldo prevalgono su ogni cosa: la gente si siede, sgranocchia pop corn, ride e non si fa una sola domanda.
    Il tuo articolo é bello ed equilibrato, ma io, alla mia veneranda età, voglio proprio dirla tutta: Zalone non é il problema. Il problema siamo noi, che non sappiamo scegliere cosa andare a vedere…

  2. Uno dei meccanismi più antichi di risata è proprio quello “alle spalle” di chi esprime una debolezza, un disagio, una difformità, non importa se di natura patologica. Di fronte all’incespico, fisico o verbale, alla caduta, e purtroppo spesso anche alla deformità o alla menomazione, l’ilarità esplode e si nutre del numero, del branco.
    Non stupisce, quindi, che sia tra le tecniche più gettonate dai comici e da chiunque voglia far ridere gli altri. Forse in questo c’è anche un voler prendere le distanze da quello che si addita, un voler esorcizzare la paura di poter essere a propria volta oggetto di scherno per lo stesso motivo.
    Ciò non toglie che sia un meccanismo sbagliato, tanto più quanto più lede e calpesta delle sensibilità, che siano di coloro che sono direttamente bersagliati o di chi è a loro vicino o, ancora, semplicemente di chi non è preda di questo meccanismo e lo patisce come i diretti interessati.
    Purtroppo la cosa che viene più facile, al giorno d’oggi, è proprio l’approccio superficiale ad ogni aspetto della realtà che viviamo. Realtà che sicuramente è cresciuta in complessità, ma che non per questo viene vissuta, come semplifica Tullia, in modalità “mordi e fuggi”.
    Il prezzo che si paga è che tutto diventa più “vuoto” e questo vuoto diventa parte di noi, rendendoci sempre più incapaci di vivere esperienze profonde, genuine, qualificate e qualificanti.
    E così ci si ritrova ad essere convinti di inseguire una felicità che, invece e paradossalmente, diventa sempre più lontana, più irraggiungibile.
    Lungi dall’essere padroni della propria vita, che si “regala” ad altri, ci si convince di non poterci fare nulla, e si procede così, pedissequamente, “strumenti ciechi di occhiuta rapina”, come dice il poeta.
    Eppure molti artisti e molti grandi uomini, sfruttando la loro grande sensibilità e la capacità di usare linguaggi diversi e più potenti, hanno tentato di segnalare questi rischi, hanno cercato di “illuminare la strada”. Ma, come si dice in una famosa canzone dei Genesis, “… e così le pecore restano nel loro recinto, sebbene abbiano visto molte volte la via per uscire”.
    Per fortuna esistono tante, tantissime persone, molte più di quante si possa immaginare o sperare, che invece non si fanno scoraggiare dalle ingiurie, dalle difficoltà, dalla banalizzazione, dalla ridicolizzazione, dalla superficialità, e senza richiedere nulla in cambio, senza pretendere i “riflettori puntati”, costruiscono un’esistenza bella ed appagante anche per quelli che non ci credono e non lo fanno.
    Ciascuni di noi, in qualsiasi momento, può decidere di essere una di queste persone.
    Se così non fosse, oggi non esisteremmo, ci saremmo distrutti prima, dopo aver trasformato il mondo in un vero inferno.
    Grazie per la pazienza e l’attenzione che mi hai dedicato.

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