Feeds:
Articoli
Commenti

IMG_  005

IMG_  010

IMG_  012

IMG_  019

IMG_  021

IMG_  024

IMG_  035

IMG_  036

IMG_  042

IMG_  051

IMG_  054

Le foto, che testimoniano lo svolgimento dell’evento, sono state scattate da Antonio Esposito.

_Z7D3692

_Z7D3669

_Z7D3691

_Z7D3696

_Z7D3718

_monumento all'olocausto_3

Monumento all'olocausto - Foto di Paola D'Onofrio

monumento all'olocausto_1

Monumento - Foto di Paola D'Onofrio

Altes Museum _Schinkel

Altes Museum - Foto di Paola D'Onofrio

acacdemia_Belle_arti2

Accademia Belle Arti - Foto di Paola D'Onofrio

Libeskind

MUSEO EBRAICO di Libeskind - Foto di Paola D'Onofrio

prospettiva

Prospettiva - Foto di Paola D'Onofrio

coesistenze

Coesistenza - Foto di Paola D'Onofrio

superfici

Superfici - Foto di Paola D'Onofrio

trasparenze

Trasparenze - Foto di Paola D'Onofrio

reichstag

Reichstag - Foto di Paola D'Onofrio

il muro

Il muro - Foto di Paola D'Onofrio

monumento all'olocausto

Monumento all'olocausto.2 - Foto di Paola D'Onofrio

DEUTSCHE BANK

DEUTSCHE BANK - Foto di Paola D'Onofrio

alda-merini-milano-thumb1Una volta ti dissi:
non arrabbiarti,amore,
s’io son diversa.
Forse sono una colonna di fumo,
ma la legna che sotto di me arde
è legna dorata dei boschi,
e tu non hai voluto ascoltarmi.
Guardavi la mia pelle candida
con l’incredulità di un sacerdote,
e volevi affondarvi il coltello
e così la tua vittima è morta
sotto il peso della tua stoltezza,
o malaccorto amore.

Prendevo in giro l’ebrietà della forma
e sapevo che ero di lutto,
eppure il lutto mi doleva dentro
con la dolcezza di uno sparviero.
Quante volte fui scoperta e mangiata,
quante volte servii di pasto agli empi;
e anche tu adesso sei empio,
o mio corollario di amore.
Dov’è la tua religione
per la mia povera croce?

Alda Merini

SOGNI

E’ in preda, ormai, ad una stanchezza di sogni che la coglie esausta fin dal mattino.

Spesso le appare la casa, com’era prima che la ristrutturassero.

Sale le scale di cemento e la casa la protegge, l’avvolge, come una bandiera.

Le appare così com’era prima che la vita accadesse.
E, con la vita, tutto quel dolore inutile, i pianti.
[...]

Tutto è dunque da rifare.

[...] Poi s’alza dai suoi sogni e va a fare una doccia.
L’acqua le sfiora il collo, mentre indugia in un torpore che presta lascera’ il posto alla fretta, alla furia, alle cose da fare.

Fuori avanza un autunno gia’ fresco.
Poco spazio per l’amore di un uomo: non ci crede piu’.
In quel suo corpo si muove senza il desiderio del desiderio di un maschio.
Solo, talvolta, un odore.
 
Senza attese comprende che la casa è lei.

E’ lei il posto giusto, con solide radici di cemento, lei com’è diventata ‘dopo’ o lei com’è ritornata ad essere.
Si spalanca la finestra, con una furia di vento che la fa sobbalzare.

E’ ora, la sua vita, ed è qui.
Tutta da rifare, ogni giorno, come nella carta del folle che corre, del bambino nudo dietro all’aquilone.

Tullia Bartolini

Copia di Scan0024

Scan0025

Alessio Masone visto da Antonio Esposito

Alessio Masone visto da Antonio Esposito

medicina

da bambino avevo della medicina un’idea magica e meravigliosa. Avevo anche molta molta paura delle malattie. In quel tempo sereno c’era in me una magica certezza: la medicina del nostro dottore (chiamato al momento giusto da mia madre) avrebbe guarito le mie malattie e quelle dei miei genitori e di mio fratello. Era una certezza legata alla sensazione di immortalità che associavo a mia madre. Mi sembrava che nulla ci potesse capitare e se ci fosse stato un problema lei l’avrebbe risolto e se proprio non ce l’avesse fatta solo allora avrebbe chiamato il nostro dottore. Lui ci avrebbe dato le medicine giuste e tutto sarebbe tornato come prima. Mal di gola, febbre, mal di pancia, mali vari. Nulla poteva toccarmi. E nell’attesa della guarigione lei mi avrebbe detto le parole giuste per farmi stare tranquillo. Poi con il passare degli anni qualcosa ha cominciato a cambiare. Ma tutto accadeva così come quando ero piccolo. Certo aumentavano le ansie e i problemi. Andavo via di casa e vivevo in un’altra casa. Ma quando avevo una malattia la cosa si ripeteva. Chiamavo sempre mia madre e nella peggiore delle cose lei chiamava il nostro dottore e lui mi guariva. Poi ho studiato e sono diventato medico. A quel punto i ruoli si sono invertiti, ai miei occhi è scomparsa la sicurezza di mia madre e a poco a poco tutti in famiglia hanno avuto bisogno di me. Ero io a dover capire per risolvere le malattie comprese quelle di mia madre. E poi quelle dei miei figli. Ma dentro sempre avevo della medicina un’idea magica e meravigliosa e in fondo quella paura. Ora ne conoscevo bene il senso e il limite e quindi era una paura con meno paura. Avevo dubbi sul che era una malattia e sul che fare se facevo la cosa giusta o non la facevo e se c’era un’altra possibilità. E allora cercavo di parlare con tutti i medici che mi ricordavano quella vecchia magica certezza per cercare di capire a fondo la malattia in quel malato e per non trascurare niente. Cercavo di prendere qualcosa (il meglio?) da ogni cosa e di mettere insieme i pezzi. Continua a leggere

Antonio Tommaselli

Antonio Tommaselli

Antonio Tommaselli

Antonio Tommaselli

Antonio Tommaselli

Pittore, scultore, scenografo. Nato a Foglianise (Bn), si è diplomato al Liceo Artistico di Benevento. Trasferitosi successivamente a Milano, si è iscritto all’Accademia di Belle Arti di Brera; allievo del Maestro Dino Lanaro e del critico e storico dell’arte Raffaele De Grada, si è diplomato in Pittura nel 1979. Docente di discipline artistiche nella Scuola secondaria di I° grado dal 1985, organizza e partecipa ad esposizioni dal 1973.

Interessato alla scultura ed alla scenografia, realizza statue, istallazioni e fondali teatrali. Recensito su cataloghi, riviste d’arte e quotidiani nazionali, è stato ospite in trasmissioni delle tre reti RAI.
Le sue opere figurano in collezioni pubbliche in Italia ed all’estero. E’ tra i fondatori dell’Associazione culturale Artistica Leonardo e collabora seguendo corsi di pittura organizzati dal sodalizio e le esposizioni del gruppo Painters for passion.

DSC00004DSC00002DSC00010DSC00029DSC00008

Narni (Terni)

Narni (Terni)

di Tullia Bartolini

Narni è invasa da un sole paradossale. Sale sulle torri, scivola nelle vie, si spalma sulle pareti dei palazzi.
Cammino protetta dai vicoli: Narni mi dà questo senso di protezione.
Le pareti annerite dal tempo, la geometria intatta delle pietre. Poco piu’ avanti, in fondo alla strada, la chiesa dei domenicani, in restauro.
Sotto al pavimento della chiesa, le sale dove l’inquisitore torturava le sue vittime.

Le invitate al convegno parlano, con un fervore quasi religioso, di mondi opposti: gli spostamenti del femminile rispetto al prima, l’alterita’ col maschio. Esther Basile è instancabile, ama cio’ che fa: glielo si legge negli occhi.
Molti gli interventi interessanti.
Eppure.

Non sento alcuna contrapposizione con l’uomo di cui ho imparato a leggere, col tempo, fragilita’ e contraddizioni. Non siamo meglio, non siamo peggio. Siamo e basta.

Altro da me è solo l’estraneo in cui non mi riconosco: Penelope che tesse la sua trama ed attende, per esempio.
Non mi è mai piaciuta, non la sopporto.

Sin dal mattino, ospiti del convento di Sant’Anna, si è parlato di alterita’.
E di letteratura di genere.
Ci sono femministe napoletane di cui apprezzo il piglio ed il vigore. Certo, la strada ce l’hanno spianata loro. L’hanno spianata a me, per dire che siamo uguali.
Ma loro ancora non ci credono.

Esiste, una letteratura di genere? Il dolore, il rimpianto, l’amore, hanno davvero un sesso, quando vengono raccontati e diventano parte del racconto del mondo?

Il pensiero delle donne diventa frutto di neuroni implosi, di una diversa cosmogonia. Non sono del tutto d’accordo.
Decostruire, piuttosto, un mito: quello dell’eterno femminino, equivalente all’anima negra o al ‘carattere ebraico’.
La penso come la De Beauvoire.
E’ ora di smetterla.

Piuttosto – vagheggio – imparare una reciproca disposizione all’amore. Essere amante – amare il maschio – come aspirazione al divino. Uno sbilanciamento fuori di sè che ci renda libere.

Mi piace l’intervento di Sandra Petrignani. Una donna seria ed incredibilmente seduttiva.
Leggo il suo

‘Dolorose considerazioni del cuore’, edito da Nottetempo.
Mi rivedo in molte pagine.

Eccone un pezzo:

Poi se n’è andato. Non si ferma mai a cena. A me piace quando arriva e mi piace quando se ne va. Mi piace camminare sola fra le mie cose, nella penombra serale, nel silenzio che cala con la notte (…) col ricordo di un corpo che voleva il mio. Mi piace la mia vita e sedermi a scrivere senza la presenza di un’altra persona nella stanza accanto. Come fanno a sopportarsi le coppie? Con i loro rituali, gli eterni risentimenti, e tutto in nome di un’illusione, quella del possesso, come se davvero si potesse possedere un altro essere umano al di là del breve affanno dell’orgasmo (…).

(…) Questo pensavo dell’amore. Non ero portata per la condivisione, ero portata per le forti emozioni. Chi avrebbe potuto insegnarmi la tenerezza, non ne sapeva nulla, e nulla ne sapevano gli uomini che piacevano a me, così restavo prigioniera dell’impronta affettiva ricevuta nell’infanzia”.

sandra petrignani

(Nella foto, Sandra Petrignani)

Sul Viaggiare, durante il Cort’Ap (Aperitivo della relazionalità corta per un’EcoVicinanza alle persone e al territorio) di sabato, 3 ottobre 2009, c/o libreria masone BN.

Durante il Cort’Ap, tra quelli che si sono attardati ai tavolini, ci si è confrontati sul viaggiare:
- come allargamento degli orizzonti soddisfacenti o come fuga da un quotidiano insoddisfacente?
- come inclusione dell’altro, anche se lontano, o come esclusione dell’altro, sebbene vicino?
- come fruizione consapevole del mondo o come fruizione condizionata dall’industria del turismo?
- come arricchimento di momenti di vivibilità o come sottrazione della vivibilità quotidiana ai residenti dei luoghi visitati?
- come ansia di un mondo migliore del proprio luogo o come incapacità a migliorare il proprio luogo?

Alla fine, nessun vincitore: senza citazioni dotte e senza l’esperto di turno, nessuna posizione è prevalsa sull’altra.
Sono prevalse, invece, la coesione e la contaminazione.
Quando ci siamo salutati, nessuno di noi era più lo stesso: eravamo tutti, di più, parte intima di una stessa comunità territoriale.

Alessio Masone

 

F.Mastrocinque549web

F.Mastrocinque0544web

F.Mastrocinque552web

F.Mastrocinque551web

F.Mastrocinque553web

F.Mastrocinque546web

Tullia in Cilento

Cilento - Cascate - Tullia Bartolini

Cilento - Cascate - Tullia Bartolini

Cilento - In Strada - Tullia Bartolini

Cilento - In Strada - Tullia Bartolini

 

Cilento - Capelli dell'angelo - Tullia Bartolini

Cilento - Capelli dell'angelo - Tullia Bartolini

Cilento - Settembre - Tullia Bartolini

Cilento - Settembre - Tullia Bartolini

Copia di Scan0020

Copia di Scan0019

Umanità versus

Umanità versus

Una donna che rifiuta la carne,
un uomo travestito da donna.

Le memorie di un anziano,
un garage colmo di inutilità. 

Una camera d’ospedale,
una bottega ancora aperta.

Umanità contro biologia e mercato,
quando non è un libro di successo.

Alessio Masone

foto di Stefania Leone

foto di Stefania Leone

foto di Stefania Loene

foto di Stefania Loene

foto di Stefania Leone

foto di Stefania Leone

foto di Stefania Leone

foto di Stefania Leone

foto di Stefania Leone

foto di Stefania Leone

foto di Stefania Leone

foto di Stefania Leone

foto di Stefania Leone

foto di Stefania Leone

Copia di Scansione0007Scan0014

Le opere di Marco Romano

I mangiatori di crocche - olio su carta telata - 30 x 40

I mangiatori di crocche - olio su carta telata - 30 x 40

 5 minuti e 30 secondi - olio su tela - 20 x 20

5 minuti e 30 secondi - olio su tela - 20 x 20

La chiave di violino - olio su tela - 30 x 40

La chiave di violino - olio su tela - 30 x 40

Serata malinconica - olio su tela - 30 x 40

Serata malinconica - olio su tela - 30 x 40

La solitudine dei numeri primi - olio su tela - 40 x 60

La solitudine dei numeri primi - olio su tela - 40 x 60

Un attimo infinito - olio su tela - 50 x 70

Un attimo infinito - olio su tela - 50 x 70

l'importante è.....-olio su tela - 100 x 100

l'importante è.....-olio su tela - 100 x 100

Notthing Hill Carnival

Giovanni De Caro - Carnevale di Notting Hill - 31.08.09

Notthing Hill Carnival

Giovanni De Caro - Carnevale di Notting Hill - 31.08.09

nuovoamore

Giovanni De Caro - Carnevale di Notting Hill - 31.08.09

Notthing Hll Carnival

Giovanni De Caro - Carnevale di Notting Hill - 31.08.09

Giovanni De Caro - Carnevale di Notting Hill - 31.08.09

Giovanni De Caro - Carnevale di Notting Hill - 31.08.09

 

Giovanni De Caro - Carnevale di Notting Hill - 31.08.09

Giovanni De Caro - Carnevale di Notting Hill - 31.08.09

Giovanni De Caro - Carnevale di Notting Hill - 31.08.09

Giovanni De Caro - Carnevale di Notting Hill - 31.08.09

Giovanni De Caro - Carnevale di Notting Hill - 31.08.09

Giovanni De Caro - Carnevale di Notting Hill - 31.08.09

Giovanni De Caro - Carnevale di Notting Hill - 31.08.09

Giovanni De Caro - Carnevale di Notting Hill - 31.08.09

Giovanni De Caro - Carnevale di Notting Hill - 31.08.09

Giovanni De Caro - Carnevale di Notting Hill - 31.08.09

Il carnevale di Notting Hill a Londra ( http://www.londraweb.com/il_carnevale_di_notting_hill.htm )

 
Dal 1965 Londra ospita, durante l’ultimo week-end di agosto,  nel suo quartiere di Notting Hill il più grande Carnevale caraibico al mondo dopo quello di Rio de Janeiro. Milioni di persone proveniente da tutto il mondo si riversano a Notting Hill per assistere alla sfilata dei  costumi coloratissimi; il festival fu ideato dagli immigrati provenienti dai caraibi (in particolare dalla Giamaica) a Londra per poi diventare un vero carnevale in piena regola. Piatti e drink tradizionali sono preparati nelle centinaia di chioschi che costeggiano le vie, e ogni strada ha il suo ’sound system’ che diffonde musica ad altissimo volume: il Carnevale di Notting Hill non è solo un evento a cui assistere, ma una grande festa dove tutti sono invitati.

 Gli inglesi non amano particolarmente questo Carnevale, così come non amano in genere i carnevali, simbolo di una cultura più calda e mediterraneo-caraibica che però purtroppo ogni anno miete stupidamente delle vittime. Si sa che con la scusa dei festeggiamenti si compiono atti di violenza a volte gratuita, e anche se ci sono migliaia di poliziotti, con la marea sterminata di persone che c’è, non si può controllare tutto e tutti.
Per chi ama la musica e la sua storia, Notting Hill è uno dei centri assoluti. Tra gli altri Jimi Hendrix, i Rolling Stones, i Pink Floyd, Eric Clapton e i Led Zeppelin, hanno abitato questo quartiere. Hendrix morì proprio a Notting Hill in circostanze misteriose (ma forse solo per alcuni).

Notting Hill oggi è il classico esempio di cambiamento, prima da scansare e pericolosa, ora trendy e di tendenza. Le strade ora sono “pulite”, bobbies che pattugliano e telecamere che spiano. Le case costano più che in qualsiasi zono di Londra ed i personaggi famosi si incontrano per strada, o in qualche caffè o sono vicini di casa.

Verso le otto di sera, le bancarelle che offrono specialità esotiche chiudono i battenti e le band locali ripongono gli strumenti. Ma con un po’ di astuzia e un pizzico di fortuna si riesce a intrufolarsi in uno dei tanti party privati per proseguire i festeggiamenti fino a tarda notte.

Al Carnevale possono partecipare tutti, senza dover pagare un biglietto d’ingresso: basta recarsi nel quartiere e buttarsi nella mischia.

Ristoranti, locali stravaganti, negozi originali, bancarelle di antiquari: a Notting Hill si respirano le atmosfere vivaci tipiche di un quartiere dove risiedono artisti e gente comune, inglesi e no, in un insieme di culture e ambienti diversi.  

invito-numen-citta-spett-09[1]

ACQUA, ARIA, TERRA, FUOCO,
AMORE, ODIO, VITA, MORTE
a cura di Stefano Taccone

Numen Art Gallery, Benevento
Inaugurazione: 5 settembre 2009 – ore 18,00-21,00

È il filosofo ionico Empedocle (ca. 450 a.C.), benché storicamente preceduto
nella sua formulazione sostanziale dal Buddha, ad elaborare ed immettere nella
tradizione occidentale la teoria dei quattro elementi, hydor (acqua), aer (aria), gaia
(terra), heile (fuoco). Essi, permanendo eternamente uguali e indistruttibili, per
mezzo del loro mescolarsi e dissolversi costituiscono le “radici di tutte le cose”.
Ma come e quanto la considerazione di tale teoria, evidente prodotto di un
pensiero scientifico meno che embrionale, nel contesto di una concezione del sapere
cui è ancora completamente estranea la divisione in branche, può suscitare un
qualche interesse nell’uomo contemporaneo? Risulta intanto non privo di rilievo
constatare come il percorso intrapreso dalla civiltà occidentale, a partire dall’antichità
fino ai nostri giorni, risulti assai più improntato ad una fede nell’immutabilità e
nell’incorruttibilità di tali elementi, che, come le attuali dinamiche ci mostrano (e
l’odierna scienza conferma), alla coscienza della loro finitezza.
Anche se l’uomo occidentale continua ad attingere alla biosfera a mo’ di riserva
di risorse illimitata, non vi è infatti chi non veda che come per Empedocle questi
elementi, in virtù dell’azione rispettivamente aggregante e disgregante di philia
(amore) e neikos (odio), sono all’origine della vita, così, nel nostro presente, il
continuo sottoporli ad uno sperpero e/o ad un uso improprio potrebbe rappresentare,
in un futuro non lontano, la fine della vita stessa. Continua a leggere

Pasquale Palmieri con alle spalle le immagini di "Per viaggiare basta esistere"Art'Ap-050909

IMG_1221-web

Chiostro di Santa Sofia - foto di Stefania Leone

Chiostro di Santa Sofia - foto di Stefania Leone

Chiostro di Santa Sofia - foto di Stefania Leone

Chiostro di Santa Sofia - foto di Stefania Leone

Chiostro di Santa Sofia - foto di Stefania Leone

Chiostro di Santa Sofia - foto di Stefania Leone

Chiostro di Santa Sofia - foto di Stefania Leone

Chiostro di Santa Sofia - foto di Stefania Leone

Chiostro di Santa Sofia - foto di Stefania Leone

Chiostro di Santa Sofia - foto di Stefania Leone

Scansione0007

Copia di Scan0014

Leone presso Rocca dei Rettori - Foto di Stefania Leone

Leone presso Rocca dei Rettori - Foto di Stefania Leone

Rocca dei Rettori - Foto di Stefania Leone
Rocca dei Rettori – Foto di Stefania Leone
Rocca dei Rettori - Foto di Stefania Leone

Rocca dei Rettori - Foto di Stefania Leone

Colonna del Leone - Foto di Stefania Leone

Colonna del Leone - Foto di Stefania Leone

Leone presso Rocca dei Rettori - Foto di Stefania Leone

Leone presso Rocca dei Rettori - Foto di Stefania Leone

Camera di Commercio di Benevento - Foto di Stefania Leone

Camera di Commercio di Benevento - Foto di Stefania Leone

Rocca dei Rettori - Foto di Stefania Leone

Rocca dei Rettori - Foto di Stefania Leone

La coppia stritola qualsiasi grande amore:

livellando tutti gli amori unici in un unico anonimo piano, 

ci sottrae l’ultima speranza che non siamo soli.

 Pier Paolo Sorrentino

718361ca5474079e93ca5b13991094b0_small

VIE

Erano vie,
conducevano ai nomi,
alle cose. Poi gallerie,
fondali, ossa
di pescecani,
come nastri
lentamente
s’aprivano.

Erano vie.
Nè scelte nè snodi
o il fermo di un
crocevia:  al termine
dissolvenze di ombre,
approdi perduti.

Erano vie.

Tullia Bartolini

I nomi delle cose

Senza l’ansia di assomigliare a sé stesso,
senza nome è l’amore capace di liberare.

Pier Paolo Sorrentino

***

“L’amore immaturo dice:
ti amo perché ho bisogno di te.

L’amore maturo dice:
ho bisogno di te perché ti amo”.

Erich Fromm

(suggerito da Marianna De Luca)

***

L’amore uccide ciò che siamo stati perché si possa diventare ciò che non eravamo!

 Sant’Agostino

Solo l’amore che Libera ci rende diversi da ciò che siamo stati e ci trasforma in ciò che saremo.

Stefania Leone

Testamento

Ho servito
la nazione,
i cittadini,
le persone.

Ho obbedito
alla fede,
al dovere,
all’onore.

Ho amato
la patria,
la famiglia,
l’amore.

Ho conosciuto
la fatica,
l’errore,
l’allegria.

Ho ricevuto
il disprezzo,
l’indifferenza,
l’ingratitudine.

Ho desiderato
verdi montagne,
immensi spazi,
un cuore amico.

Ho lasciato
tracce chiare,
frutti d’amore,
opere e giorni. 

… 

Rosario Del Vecchio

(da Rosario Del Vecchio, Ultimo filo d’erba, Joker edizioni, 2009) 

Articoli precedenti »