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foto di Angelo Tobia Cecere

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Foto di Angelo Tobia Cecere
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Foto di Angelo Tobia Cecere

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Foto di Angelo Tobia Cecere

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Foto di Angelo Tobia Cecerefoto di Angelo Tobia Cecere

 

 

L’informazione, dalla carta stampata al web, come liberazione dell’intellettuale
di Alessio Masone – 25 novembre 2009

Il mondo giornalistico finge di ignorare che il motivo, alla base di uno spostamento di attenzione, dalla carta stampata al web, risieda nel fatto che il XXI secolo necessita, nell’agire sociale, di un coinvolgimento attivo della popolazione.
Si diffonderanno, sempre più, negli anni, tutti quegli strumenti che consentono una veicolazione orizzontale delle informazioni: blog, liste di discussione…
Quindi non è in gioco, semplicemente, una preferenza dell’utilizzo del mezzo mediatico, tra quello cartaceo e quello telematico. E’ in discussione quel giornalismo che si ispira a un fare informazione, calato dall’alto, tipico delle grandi testate nazionali, dei professori che pontificano, che è stato, di fatto, custode di un arido status quo, invece che il pungolo verso quel cambiamento necessario ad affrontare le problematiche attuali, quali la crisi delle ideologie e le emergenze democratiche, occupazionali, ambientali e sociali.

Il XXI secolo, anche grazie al web, mette in discussione quella nomenklatura giornalistica che, con il suo insostenibile verticismo culturale, è complice, anche quando, a parole, lo condanna, di quel modello di sviluppo che, ormai superato, si basa sui sistemi di scala. Quel modello che consente al sistema politico, di destra e di sinistra, di saccheggiare i territori (a danno della salubrità pubblica e dell’economia locale) per fare affari con le grandi aziende, al fine di sostenere partiti e personaggi che, altrimenti, sarebbero già caduti nella pattumiera della storia che supera.

Il giornalismo parla di filiera corta e di processi orizzontali, trattandoli come costumi di un mondo economico scisso da quello sociale e culturale.
Parla di sviluppo sostenibile considerandolo un teorema esterno al mondo reale e da trattare con capitoli a parte. Invece, se il giornalismo avesse fatti propri quei contenuti, li utilizzerebbe come paradigma per analizzare il mondo in cambiamento, in ogni aspetto, dall’etica all’economia, dalla politica all’ambiente, dalla diversità al territorio, dalla ripresa economica alla giustizia sociale.
Senza mai mettere in discussione i suoi paradigmi, il giornalismo, sempre più, nel XXI secolo, sarà considerato dal cittadino, alla stessa stregua di quella classe dirigente incapace di prendersi cura della popolazione per cui lavora.

Se guardiamo il web con i nostri occhi, non con quelli di FB, quindi faticosamente e senza mediazione altrui, ci rendiamo conto che la società civile e il mondo intellettuale non sono più costituiti dalla classe giornalistica, dal mondo universitario, culturale e artistico, ma da chi, dal basso, sta concretamente cambiando il mondo: comitati di emergenza rifiuti, gruppi d’acquisto solidale, cooperative sociali, movimenti per gli immigrati e per i diversi, commercio equo e solidale, ambientalisti…

Le trasformazioni avvengono sempre silenziosamente, poi, grazie a un evento eclatante ed esteriore, improvvisamente, ne prendiamo atto: l’evento esteriore di oggi è il web.  Continua a leggere

Il verticismo delle emozioni è contro il benessere del territorio
di Alessio Masone (bmagazine – novembre 2009)   

Aldo Montano, fiorettista, consiglia: “Cerco sempre l’affondo, ma mai sul pedale”.
Questo è il motto della campagna di comunicazione “Sulla buona strada” promossa del governo italiano.

Paradossalmente, da una parte, a parole, la campagna “dice” ai giovani di non correre in auto, dall’altra, utilizzando, come testimonial, un asso sportivo, “comunica” di fatto che, chi vuole considerazione, deve risultare competitivo e performante nella vita e, quindi, anche in auto!

Questa contraddizione è sintomo che i governanti e i loro consiglieri non possiedono gli strumenti per affrontare un nuovo modello culturale che sia capace di produrre una popolazione coesa e felice (quindi, non autolesionista in auto…) e, al contempo, nuova occupazione, una reale tutela ambientale e una giustizia sociale.

Stiamo imparando che i prodotti locali, non promossi da testimonial di visibilità nazionale e internazionale, sono portatori di una ricaduta benefica complessa: maggiore sicurezza alimentare, nuove occasioni occupazionali, giustizia sociale (maggiore retribuzione ai piccoli produttori, invece che ai capitalisti azionisti della grande distribuzione), coesione sociale (maggiore relazione tra produttori e consumatori e tra negozianti e residenti rionali, attori dello stesso territorio), tutela ambientale (meno inquinamento e meno infortuni stradali causati dal trasporto di merci lontane).

Finché la classe intellettuale non sarà capace di comprendere intimamente le opportunità del modello della filiera corta e dei processi sociali orizzontali, la classe dirigente non potrà affrontare la complessità delle trasformazioni necessarie al XXI secolo.

Nonostante rivoluzioni e referendum, culturalmente siamo, tutt’ora, sotto monarchia.
Non esiste alcuna differenza tra un popolano medievale, che urla d’emozione al passaggio del principe, e un cittadino odierno che prova coinvolgimento, mai per il vicino di casa, ma, sempre e senza alcuna convenienza, per personaggi, nazionali e internazionali, dello sport, dello spettacolo, della cultura, dell’arte, della politica e dell’imprenditoria.

Finché esisterà un verticismo delle emozioni, a causa della fruizione di un’arte e di una cultura calate dall’alto, avremo, come riferimento, prodotti commerciali e leader politici a valenza semplicemente mediatica e sovraterritoriale: la popolazione, in mancanza di un recupero dell’orizzontalità dei processi emozionali e culturali, in assenza di una condivisione del territorio, non è capace di preferire, sebbene utili alla propria convenienza, i prodotti del vicino (negoziante o produttore) e i rappresentanti politici più vicini ai propri territori e ai propri rioni.  Continua a leggere

Censis: per Facebook, gli italiani snobbano la lettura

Il 42,4% dedica meno tempo ad altro pur di restare connesso

Roma, 19 nov. (Apcom) – Social network su internet sempre più popolari, in crescita esponenziale, ma la lettura dei libri sta perdendo terreno. Lo scenario emerge dal rapporto sui consumi mediatici del Censis, che evidenzia una crescita dei social network su internet. La top five italiana è costituita in primis da Facebook, noto al 61,6% degli italiani, YouTube (60,9%), Messenger (50,5%), Skype (37,6%) e MySpace (31,8%). E sono soprattutto i giovani a frequentare questo tipo di comunità. Il 30,9% degli italiani usa You Tube, mentre il 25,9% usa Facebook. La lettura è la prima tre le attività che si sacrificano a vantaggio di Facebook: il 42,4% degli iscritti al social network che afferma di dedicare meno tempo ad altre attività ha dato questa risposta. Segue la consultazione di altri siti Internet (40%), andare al cinema (11%) o guardare film in dvd (9,1%), la rinuncia allo shopping (5,3%) e l’ascolto della radio (5,6%). Quanto ai rapporti interpersonali, il 14,4% di utenti sacrifica le telefonate agli amici e l’11,5% di chi usa Facebook esce meno per incontrare gli amici pur di restare connesso. Non va trascurato, scrive il Censis, il 21,7% di utenti che avverte di dedicare meno tempo ad altre attività a causa di Facebook che indica di sacrificare lo studio o il lavoro per connettersi (21,7%).

 

Art Empori Magazine

Fausto Fiorentino, da Napoli a Benevento, libraio al servizio di una cittadina vivibile
di Tullia Bartolini

I dieci libri della mia vita di Giuseppe De Rienzo

I dieci film della mia vita di Marianna Lucarelli

Le musiche di Debora De Luca

 

Benevento EcoSolidale Magazine

Il personaggio delle associazioni
Carmela Longo, tra i paesaggi di dentro e i paesaggi di fuori 

Il verticismo delle emozioni è contro il benessere del territorio
di Alessio Masone – Rete Arcobaleno

La bottega delle relazioni ecologiche
Stare bene con sé, con gli altri e con la Terra
Città di Eufemia

Tre progetti per vivere meglio
Al centro “E’ più bello insieme”, un appartamento, un laboratorio e un team sportivo
di Angelo Moretti – E’ più bello insieme – Centro per disabili

Il Calore prima e dopo
I fiumi a Benevento: problemi e soluzioni
di Marta Kocsis – LIPU Benevento

La sostenibilità ambientale del cibo
Conciliare lo sviluppo economico con la tutela dell’ambiente
di Fabio Santucci – Tandem21-Quinua

Un campeggio a Benevento per un turismo alternativo
FIAB Sannio Ambiente e bicicletta

Un autunno ricco di appuntamenti nell’Oasi WWF “Montagna di Sopra” di Pannarano
di Costantino Tedeschi – WWF Associazione Sannio

Contro il vandalismo, la cura del bene comune
FAI Fondo per l’Ambiente Italiano – Delegazione di Benevento

Le escursioni di Lerka Minerka come viaggio nei territori
di Roberto Pellino (ziobacco) – Lerka Minerka

L’animale va a scuola
Un’esperienza di zooantropologia didattica nella scuola dell’infanzia del 5° circolo di Benevento
di Tullio Zullo – La Cinta Onlus

Il tropico… dietro la porta
Suggestioni a sorpresa sulle colline beneventante
di Antonio Bertagnoli – CAI Club Alpino Italiano – Sezione di Benevento
Continua a leggere

Le vignette dei beneventani Emilio Fabozzi (testi) e Mario Perrotta (disegni)
http://perrotta-fabozzi.blogspot.com/

 

Tullia Bartolini - Torino, piazza San Carlo

Tullia Bartolini - Torino, Circolo dei lettori

Tullia Bartolini - Torino, cena slow food

Tullia Bartolini - Torino - "Ora e qui"

Tullia Bartolini - Stupinigi

Tullia Bartolini - Superga

Marisa Bertolini Mostra 16.11.09

Seguono alcune opere selezionate dal sito di Marisa Bertolini
http://marisabertolini.blogspot.com/

Critica zio Rocco

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Le foto, che testimoniano lo svolgimento dell’evento, sono state scattate da Antonio Esposito.

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Monumento all'olocausto - Foto di Paola D'Onofrio

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Monumento - Foto di Paola D'Onofrio

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Altes Museum - Foto di Paola D'Onofrio

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Accademia Belle Arti - Foto di Paola D'Onofrio

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MUSEO EBRAICO di Libeskind - Foto di Paola D'Onofrio

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Prospettiva - Foto di Paola D'Onofrio

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Coesistenza - Foto di Paola D'Onofrio

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Superfici - Foto di Paola D'Onofrio

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Trasparenze - Foto di Paola D'Onofrio

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Reichstag - Foto di Paola D'Onofrio

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Il muro - Foto di Paola D'Onofrio

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Monumento all'olocausto.2 - Foto di Paola D'Onofrio

DEUTSCHE BANK

DEUTSCHE BANK - Foto di Paola D'Onofrio

alda-merini-milano-thumb1Una volta ti dissi:
non arrabbiarti,amore,
s’io son diversa.
Forse sono una colonna di fumo,
ma la legna che sotto di me arde
è legna dorata dei boschi,
e tu non hai voluto ascoltarmi.
Guardavi la mia pelle candida
con l’incredulità di un sacerdote,
e volevi affondarvi il coltello
e così la tua vittima è morta
sotto il peso della tua stoltezza,
o malaccorto amore.

Prendevo in giro l’ebrietà della forma
e sapevo che ero di lutto,
eppure il lutto mi doleva dentro
con la dolcezza di uno sparviero.
Quante volte fui scoperta e mangiata,
quante volte servii di pasto agli empi;
e anche tu adesso sei empio,
o mio corollario di amore.
Dov’è la tua religione
per la mia povera croce?

Alda Merini

SOGNI

E’ in preda, ormai, ad una stanchezza di sogni che la coglie esausta fin dal mattino.

Spesso le appare la casa, com’era prima che la ristrutturassero.

Sale le scale di cemento e la casa la protegge, l’avvolge, come una bandiera.

Le appare così com’era prima che la vita accadesse.
E, con la vita, tutto quel dolore inutile, i pianti.
[...]

Tutto è dunque da rifare.

[...] Poi s’alza dai suoi sogni e va a fare una doccia.
L’acqua le sfiora il collo, mentre indugia in un torpore che presta lascera’ il posto alla fretta, alla furia, alle cose da fare.

Fuori avanza un autunno gia’ fresco.
Poco spazio per l’amore di un uomo: non ci crede piu’.
In quel suo corpo si muove senza il desiderio del desiderio di un maschio.
Solo, talvolta, un odore.
 
Senza attese comprende che la casa è lei.

E’ lei il posto giusto, con solide radici di cemento, lei com’è diventata ‘dopo’ o lei com’è ritornata ad essere.
Si spalanca la finestra, con una furia di vento che la fa sobbalzare.

E’ ora, la sua vita, ed è qui.
Tutta da rifare, ogni giorno, come nella carta del folle che corre, del bambino nudo dietro all’aquilone.

Tullia Bartolini

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Alessio Masone visto da Antonio Esposito

Alessio Masone visto da Antonio Esposito

medicina

da bambino avevo della medicina un’idea magica e meravigliosa. Avevo anche molta molta paura delle malattie. In quel tempo sereno c’era in me una magica certezza: la medicina del nostro dottore (chiamato al momento giusto da mia madre) avrebbe guarito le mie malattie e quelle dei miei genitori e di mio fratello. Era una certezza legata alla sensazione di immortalità che associavo a mia madre. Mi sembrava che nulla ci potesse capitare e se ci fosse stato un problema lei l’avrebbe risolto e se proprio non ce l’avesse fatta solo allora avrebbe chiamato il nostro dottore. Lui ci avrebbe dato le medicine giuste e tutto sarebbe tornato come prima. Mal di gola, febbre, mal di pancia, mali vari. Nulla poteva toccarmi. E nell’attesa della guarigione lei mi avrebbe detto le parole giuste per farmi stare tranquillo. Poi con il passare degli anni qualcosa ha cominciato a cambiare. Ma tutto accadeva così come quando ero piccolo. Certo aumentavano le ansie e i problemi. Andavo via di casa e vivevo in un’altra casa. Ma quando avevo una malattia la cosa si ripeteva. Chiamavo sempre mia madre e nella peggiore delle cose lei chiamava il nostro dottore e lui mi guariva. Poi ho studiato e sono diventato medico. A quel punto i ruoli si sono invertiti, ai miei occhi è scomparsa la sicurezza di mia madre e a poco a poco tutti in famiglia hanno avuto bisogno di me. Ero io a dover capire per risolvere le malattie comprese quelle di mia madre. E poi quelle dei miei figli. Ma dentro sempre avevo della medicina un’idea magica e meravigliosa e in fondo quella paura. Ora ne conoscevo bene il senso e il limite e quindi era una paura con meno paura. Avevo dubbi sul che era una malattia e sul che fare se facevo la cosa giusta o non la facevo e se c’era un’altra possibilità. E allora cercavo di parlare con tutti i medici che mi ricordavano quella vecchia magica certezza per cercare di capire a fondo la malattia in quel malato e per non trascurare niente. Cercavo di prendere qualcosa (il meglio?) da ogni cosa e di mettere insieme i pezzi. Continua a leggere

Antonio Tommaselli

Antonio Tommaselli

Antonio Tommaselli

Antonio Tommaselli

Antonio Tommaselli

Pittore, scultore, scenografo. Nato a Foglianise (Bn), si è diplomato al Liceo Artistico di Benevento. Trasferitosi successivamente a Milano, si è iscritto all’Accademia di Belle Arti di Brera; allievo del Maestro Dino Lanaro e del critico e storico dell’arte Raffaele De Grada, si è diplomato in Pittura nel 1979. Docente di discipline artistiche nella Scuola secondaria di I° grado dal 1985, organizza e partecipa ad esposizioni dal 1973.

Interessato alla scultura ed alla scenografia, realizza statue, istallazioni e fondali teatrali. Recensito su cataloghi, riviste d’arte e quotidiani nazionali, è stato ospite in trasmissioni delle tre reti RAI.
Le sue opere figurano in collezioni pubbliche in Italia ed all’estero. E’ tra i fondatori dell’Associazione culturale Artistica Leonardo e collabora seguendo corsi di pittura organizzati dal sodalizio e le esposizioni del gruppo Painters for passion.

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Narni (Terni)

Narni (Terni)

di Tullia Bartolini

Narni è invasa da un sole paradossale. Sale sulle torri, scivola nelle vie, si spalma sulle pareti dei palazzi.
Cammino protetta dai vicoli: Narni mi dà questo senso di protezione.
Le pareti annerite dal tempo, la geometria intatta delle pietre. Poco piu’ avanti, in fondo alla strada, la chiesa dei domenicani, in restauro.
Sotto al pavimento della chiesa, le sale dove l’inquisitore torturava le sue vittime.

Le invitate al convegno parlano, con un fervore quasi religioso, di mondi opposti: gli spostamenti del femminile rispetto al prima, l’alterita’ col maschio. Esther Basile è instancabile, ama cio’ che fa: glielo si legge negli occhi.
Molti gli interventi interessanti.
Eppure.

Non sento alcuna contrapposizione con l’uomo di cui ho imparato a leggere, col tempo, fragilita’ e contraddizioni. Non siamo meglio, non siamo peggio. Siamo e basta.

Altro da me è solo l’estraneo in cui non mi riconosco: Penelope che tesse la sua trama ed attende, per esempio.
Non mi è mai piaciuta, non la sopporto.

Sin dal mattino, ospiti del convento di Sant’Anna, si è parlato di alterita’.
E di letteratura di genere.
Ci sono femministe napoletane di cui apprezzo il piglio ed il vigore. Certo, la strada ce l’hanno spianata loro. L’hanno spianata a me, per dire che siamo uguali.
Ma loro ancora non ci credono.

Esiste, una letteratura di genere? Il dolore, il rimpianto, l’amore, hanno davvero un sesso, quando vengono raccontati e diventano parte del racconto del mondo?

Il pensiero delle donne diventa frutto di neuroni implosi, di una diversa cosmogonia. Non sono del tutto d’accordo.
Decostruire, piuttosto, un mito: quello dell’eterno femminino, equivalente all’anima negra o al ‘carattere ebraico’.
La penso come la De Beauvoire.
E’ ora di smetterla.

Piuttosto – vagheggio – imparare una reciproca disposizione all’amore. Essere amante – amare il maschio – come aspirazione al divino. Uno sbilanciamento fuori di sè che ci renda libere.

Mi piace l’intervento di Sandra Petrignani. Una donna seria ed incredibilmente seduttiva.
Leggo il suo

‘Dolorose considerazioni del cuore’, edito da Nottetempo.
Mi rivedo in molte pagine.

Eccone un pezzo:

Poi se n’è andato. Non si ferma mai a cena. A me piace quando arriva e mi piace quando se ne va. Mi piace camminare sola fra le mie cose, nella penombra serale, nel silenzio che cala con la notte (…) col ricordo di un corpo che voleva il mio. Mi piace la mia vita e sedermi a scrivere senza la presenza di un’altra persona nella stanza accanto. Come fanno a sopportarsi le coppie? Con i loro rituali, gli eterni risentimenti, e tutto in nome di un’illusione, quella del possesso, come se davvero si potesse possedere un altro essere umano al di là del breve affanno dell’orgasmo (…).

(…) Questo pensavo dell’amore. Non ero portata per la condivisione, ero portata per le forti emozioni. Chi avrebbe potuto insegnarmi la tenerezza, non ne sapeva nulla, e nulla ne sapevano gli uomini che piacevano a me, così restavo prigioniera dell’impronta affettiva ricevuta nell’infanzia”.

sandra petrignani

(Nella foto, Sandra Petrignani)

Sul Viaggiare, durante il Cort’Ap (Aperitivo della relazionalità corta per un’EcoVicinanza alle persone e al territorio) di sabato, 3 ottobre 2009, c/o libreria masone BN.

Durante il Cort’Ap, tra quelli che si sono attardati ai tavolini, ci si è confrontati sul viaggiare:
- come allargamento degli orizzonti soddisfacenti o come fuga da un quotidiano insoddisfacente?
- come inclusione dell’altro, anche se lontano, o come esclusione dell’altro, sebbene vicino?
- come fruizione consapevole del mondo o come fruizione condizionata dall’industria del turismo?
- come arricchimento di momenti di vivibilità o come sottrazione della vivibilità quotidiana ai residenti dei luoghi visitati?
- come ansia di un mondo migliore del proprio luogo o come incapacità a migliorare il proprio luogo?

Alla fine, nessun vincitore: senza citazioni dotte e senza l’esperto di turno, nessuna posizione è prevalsa sull’altra.
Sono prevalse, invece, la coesione e la contaminazione.
Quando ci siamo salutati, nessuno di noi era più lo stesso: eravamo tutti, di più, parte intima di una stessa comunità territoriale.

Alessio Masone

 

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Tullia in Cilento

Cilento - Cascate - Tullia Bartolini

Cilento - Cascate - Tullia Bartolini

Cilento - In Strada - Tullia Bartolini

Cilento - In Strada - Tullia Bartolini

 

Cilento - Capelli dell'angelo - Tullia Bartolini

Cilento - Capelli dell'angelo - Tullia Bartolini

Cilento - Settembre - Tullia Bartolini

Cilento - Settembre - Tullia Bartolini

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Umanità versus

Umanità versus

Una donna che rifiuta la carne,
un uomo travestito da donna.

Le memorie di un anziano,
un garage colmo di inutilità. 

Una camera d’ospedale,
una bottega ancora aperta.

Umanità contro biologia e mercato,
quando non è un libro di successo.

Alessio Masone

foto di Stefania Leone

foto di Stefania Leone

foto di Stefania Loene

foto di Stefania Loene

foto di Stefania Leone

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foto di Stefania Leone

foto di Stefania Leone

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Le opere di Marco Romano

I mangiatori di crocche - olio su carta telata - 30 x 40

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 5 minuti e 30 secondi - olio su tela - 20 x 20

5 minuti e 30 secondi - olio su tela - 20 x 20

La chiave di violino - olio su tela - 30 x 40

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Serata malinconica - olio su tela - 30 x 40

Serata malinconica - olio su tela - 30 x 40

La solitudine dei numeri primi - olio su tela - 40 x 60

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Un attimo infinito - olio su tela - 50 x 70

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l'importante è.....-olio su tela - 100 x 100

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